L’ultima cena (delle beffe) con Peter Greenaway

Cenacolo di Greenaway ultimo atto. Alla fine tutti contenti. Contente le istituzioni milanesi, salvatesi in corner da una poco edificante manfrina che rischiava di far apparire oscurantista la capitale dell’Expo agli occhi della cultura contemporanea internazionale. Contento (a metà) l’ex assessore Sgarbi che si è beccato una rivincita su una sua battaglia personale contro il sovrintendente. Contento il ministro della Cultura Sandro Bondi, che si è detto affascinato dallo spettacolo luminotecnico del più grande cineasta britannico. Tutti contenti o quasi tranne uno: il pubblico, costretto a immaginare dagli articoli di giornale e dalle ricostruzioni in photoshop il grande evento culturale riservato ai vip, con l’unica alternativa di assistere al clone costruito a Palazzo Reale. Cioè la stessa differenza che esiste tra guardare la Gioconda al Louvre o sul salvaschermo del pc, le cascate del Niagara o una puntata di Geo. Boh.\