L’ultima copia: il cioccolatino di Ambrogio

da Milano

Nel lungo elenco delle dispute legali per l’imitazione di marchi e prodotti celebri da parte dei cinesi entra un nuovo caso illustre: quello del Ferrero-Rocher.
Il celebre cioccolatino della casa piemontese, la stessa che produce anche l’ovetto Kinder e la famosa Nutella, oggetto che vanta a sua volta numerosi tentativi di copiatura. Il dolce offerto dagli ambasciatori, come recitava la pubblicità e come ricorda il Financial Times dedicando alla questione un articolo con un richiamo e una foto in prima pagina, è stato anche al centro dei colloqui tra il responsabile del commercio di Pechino, Bo Xilai, e il commissario Ue, Peter Mandelson.
Il rappresentante dell’Unione Europea, sottolinea il quotidiano economico britannico, ha portato ad esempio dei problemi legati all’imitazione dei marchi e alle incertezze legali per le imprese occidentali in Cina proprio la nocciola ricoperta di cioccolato che ha fatto le fortuna della casa di Alba e ha creato il personaggio dell’autista Ambrogio. La diatriba legale sul «Rocher» vede contrapposta la Ferrero alla cinese Montresor Food. La Corte suprema di Pechino deciderà il mese prossimo la sorte del Tresor Dore, la versione cinese del Ferrero Rocher. Il gruppo alimentare italiano chiede ai giudici di far ritirare dagli scaffali il cioccolatino made in China e anche un risarcimento di 700mila Renmibi, più o meno 90mila dollari (68mila euro circa). L’azienda dolciaria ha ottenuto nel gennaio scorso una prima significativa vittoria in Cina contro la contraffazione del Rocher: l’Alta corte di Tianjin, la metropoli portuale a 150 chilometri da Pechino, ha infatti ingiunto alla Montresor di mettere immediatamente fine alla produzione di cioccolatini impacchettati in modo identico a quelli dell’azienda italiana.
La società cinese è stata inoltre condannata a pagare alla Ferrero un indennizzo di 87mila dollari. I cioccolatini «cinesi» riportano un diverso logo ma hanno la stessa apparenza e pressoché un identico gusto. Il Tresor Dore è spesso venduto nei supermercati del Paese asiatico accanto al Ferrero Rocher e Zhou Mian, legale della Montresor Food, respinge le accuse di plagio.
Non solo: la diplomazia cinese l’ha preso come cioccolatino di riferimento. Gli ambasciatori di Pechino, infatti, usano offrire i Tresor Dore negli incontri ufficiali. Una singolare coincidenza, visto che il Ferrero Rocher era chiamato il cioccolatino dell’ambasciatore. Sarà una battaglia dura per la Ferrero, come riconosce la stessa casa piemontese. Uno dei suoi manager ha sottolineato che per arrivare a una soluzione positiva della questione la «strada non è facile». Solo pochi giorni fa è emersa un’altra imitazione cinese di prodotti italiani: la Panda prodotta dalla Fiat. «Se non altro dimostrano di avere buon gusto» è stato in questo caso l’unico commento del presidente Luca Cordero di Montezemolo alla vettura cinese presentata all’ultimo Motor Show di Bologna.