L’ultima corsa della Jones finisce in galera

da New York

Inutili le lacrime e la maternità, inutile chiedere al giudice di essere clemente, di non lasciare due bambini senza mamma. L’America a stelle e strisce è fatta così: non perdona tradimenti e menzogne. E Marion Jones, agli occhi yankee e dei tifosi ha tradito vincendo e mentito negando.
Il giudice Kenneth Karas non si è fatto intenerire dal pianto di questa giovane eppure vecchia donna di 32 anni, non l’ha neppure ascoltata mentre, con un filo di voce, lo implorava «per favore, sia clemente quanto può esserlo un essere umano». La dominatrice dei Giochi di Sydney, tre ori e due bronzi, medaglie tutte già restituite nell’ottobre scorso, è stata condannata a sei mesi di carcere. Dovrà iniziare a scontare la pena entro l’11 marzo. Dopodiché, vivrà due anni in regime di libertà vigilata (la condanna prevede anche 400 ore di lavori socialmente utili). Sconfitta, uscendo dall’aula dirà: «So che presto verrà il giorno in cui i miei figli mi chiederanno ragione di questo giorno... E con loro sarò onesta, gli insegnerò a non commettere gli stessi errori».
«Vede signora - l’aveva guardata poco prima il giudice - capisco che questo non sia un giorno lieto per lei... Ma gli atleti hanno un ruolo importante nella società: sono fonte di ispirazione e, soprattutto, sono modelli di comportamento» e questa condanna deve essere un messaggio per tutti coloro che preferiscono il doping a «valori come l’impegno, la dedizione, lo spirito di squadra e la lealtà».
Non solo: ad aggravare la sua posizione c’era la questione della frode bancaria in cui era stato coinvolto l’ex compagno Tim Montgomery. Anche riguardo a quest’ultima vicenda, la Jones aveva mentito. Proprio come nel procedimento per doping aperto in seguito allo scandalo Balco, la società farmaceutica fondata dal medico Victor Conte che forniva sostanze dopanti a diversi atleti. Nel 2003 Marion, davanti agli ispettori federali, aveva negato tutto, ma in una successiva intervista lo stesso Conte rivelò che l’atleta aveva fatto uso di cinque diverse sostanze. Da qui la tardiva confessione della Jones, nell’ottobre scorso, quando ammise di aver fatto uso di uno steroide diverse volte prima delle Olimpiadi di Sydney. Quelle della sua consacrazione. Quelle della sua rovina.