L’ultima dei politici: wrestling al tappeto

Proposta di legge bipartisan firmata da 38 deputati: "Vietiamo ai
minori questo spettacolo diseducativo e pericoloso". Ma gli psicologi li
bocciano: "Il problema non è la tv, bensì i genitori che lasciano per
ore i figli soli davanti allo schermo"

«In Italia oscurato Rico Ricchio». Il titolo campeggerà presto sulle fanzine dedicate ai «virili» eroi del wrestling. Be’ non tutti virili, considerato che Rico Ricchio è dichiaratamente gay. Ma i gusti omosex di Ricchio sono solo una finzione, esattamente com’è una burla lo show di questo Barnum «violento» né più né meno di una scazzottata alla Bud Spencer e Terence Hill. Ma mentre alla tv Bud e Terence continuano a videosuonarsele di santa ragione in prima serata, per i «circensi» del wrestling potrebbe presto scoccare l’ultimo round.

Maggioranza e opposizione, infatti, sono accomunati dalla «sindrome del divieto»: una «malattia» censoria che li ha spinti a dichiarare guerra perfino ai clown tutti muscoli e facce truci del wrestling. Gente che sembra massacrarsi sul ring, ma che - in realtà - non si torcono neppure un capello. Insomma, ottimi cascatori perfettamente preparati atleticamente. Uno interpreta il «bene», l’altro il «male». A volte vince l’uno, a volte l’altro. Ma il circuito SmackDown non è la vita reale. È solo un cartone animato dove Titti e Gatto Silvestro hanno le sembianze di energumeni in carne ed ossa. I ragazzini che vanno pazzi per le maschere colorate di Rey Misterio o per lo sguardo ipnotico di Batista lo capiscono bene; soprattutto quelli che, durante gli incontri di wrestling, hanno al loro fianco genitori capaci di dire che quei giganti sono solo abili cascatori.

Invece, no. In Italia, dove destra e sinistra non sono mai (m-a-i) d’accordo su nulla, ecco spuntare l’alleanza in nome del no al wrestling. Mai più finti ko sulle tv «in chiaro». Wrestling equiparato ai film porno: vietata la visione ai minori di 18 anni. Uno show «diseducativo e pericoloso», dicono i 38 firmatari dell’iniziativa legislativa «in difesa del milione e mezzo di piccoli italiani che per ore stanno incollati al piccolo schermo per assistere alle imprese dei loro beniamini».

«Eccolo il vero problema - ribattono gli psicologi dell’infanzia -: genitori che permettono ai figli di stare per ore davanti allo schermo. Altro che wrestling...». Un aspetto che però sfugge all’analisi dei deputati che hanno sottoscritto il testo anti-Rico Ricchio: «Il wrestling è un pessimo esempio che i bambini tendono ad emulare trasformando le aule delle scuole in un ring». Nessun accenno, invece, alle tante telerisse con protagonisti proprio i politici; queste potranno continuare ad essere viste da tutti, bimbi compresi. Gli appelli dei wrestler che raccomandano i baby telespettatori «a non imitare quanto visto in tv» sono ritenute insufficienti dal legislatore italiano e dalle associazioni dei genitori che invece vedono nei match di questa disciplina «un pericolo» per gli adolescenti.

Per i deputati di maggioranza e di opposizione il wrestling deve sparire dal video: «Sarà il governo a decidere, in ragione della delega del Parlamento, come disciplinare gli sport violenti e soprattutto a impedirne la diffusione televisiva e a vietare ai minori di 18 anni di assistere a questo tipo di spettacoli». E poi: «La televisione sta contribuendo a crescere una generazione di persone aggressive attraverso un processo continuo, portato avanti in ogni momento e con ogni mezzo».

Secondo la proposta, inoltre, l’esecutivo dovrà elaborare «una lista degli sport violenti o estremi»; individuare «quali soggetti possano praticare tali sport» e stabilire «le caratteristiche dei luoghi dove questi sport possano essere praticati».
L’importante è prenderla con «sportività».