L’ultima delle maestre anti-Gelmini: niente gite per colpa della riforma

La Gelmini taglia la doppia presenza delle maestre in classe? E allora ai bambini saranno eliminate le uscite didattiche. Niente gite, finché non si ritorna al passato. Cose dell’altro mondo? No, succedono a Milano, in un’elementare statale. Alla Don Gnocchi, piazzata tra case popolari di periferia e palazzoni della Milano-bene di San Siro, una letterina ha gettato nello scompiglio i genitori. Firmata dalla dirigente scolastica e dai docenti, la missiva dice, non troppo velatamente, che la riforma Gelmini è da buttare, che ha danneggiato operatori e studenti e che loro sono alla canna del gas. In particolare, i tagli alle compresenze delle maestre (nelle ore di inglese e di religione!) impediscono di fare uscite didattiche ai bambini di prima e di seconda. E siccome le maestre sono «democratiche» e non vogliono fare alcuna discriminazione tra gli alunni, quest’anno tutti i 400 bambini della scuola, dalla prima alla quinta, non usciranno mai con le maestre. Né per fare un giro nel bosco per verificare i cambi delle stagioni, né per una gita fuori porta a contatto con gli animali. Non parliamo poi di musei o mostre. Questi «vezzi» alla Don Gnocchi non sono permessi. Tutti in classe. Le uscite, tempo permettendo, si faranno solo nel giardino della scuola.
Il documento ha sollevato le ire delle mamme. Cristina (nome di fantasia per evitare ritorsioni sul suo bambino) spiega che «il fatto è gravissimo» perché i docenti «hanno messo i genitori davanti al fatto compiuto». C’è di più. Una delle maestre, in una riunione ristretta, ha definito i genitori «la controparte» e ha avvertito che quest’anno va così ma «l’anno prossimo non sarà garantito neppure il tempo pieno». Una battuta che per Cristina «sembrava una minaccia, e non troppo velata».
Collaborazione zero dunque e atteggiamento di chiusura totale che puzza di ostruzionismo a sfondo politico. Chiamiamo la scuola - sprovvista di preside (via per tutta la settimana) e di vice preside - ci risponde gentilmente Gabriella Tornelli, maestra collaboratrice per le elementari, che ci conferma la drastica scelta. Chiediamo: è una forma di protesta contro la riforma? «Indubbiamente – replica -. Assunta molto a malincuore ma il collegio dei docenti la può decidere e nessuno la può contestare». Ma non pensate a quanto questo danneggerà i bambini, anche quelli che hanno due maestre disponibili per le uscite? «Noi non vogliamo fare discriminazione tra le prime e le quinte e così abbiamo deciso di annullare le gite per tutti» risponde Tornelli. Un atteggiamento punitivo a sfondo politico? «No, questa scelta è stata ponderata ed è una forma di protesta motivata da problemi reali: mancano le risorse e con i tagli fatti dal ministro Gelmini noi non ce la facciamo a organizzare eventi esterni alla scuola». La lettera inviata ai genitori è politicamente ancora più esplicita dove si parla di «svuotamento dell’attuale e futuro tempo pieno», di «salvaguardia e difesa dei diritti dei bambini e della scuola pubblica».
Insomma, se i bambini non fanno uscite didattiche la colpa è del ministro dell’Istruzione e le maestre scaricano ogni difficoltà organizzativa sulle famiglie. Che, invece, non hanno inveito contro la Gelmini ma contro il collegio docente che ha approvato un documento senza coinvolgere nessuno. «Ma dove sta il patto di corresponsabilità docenti-genitori?» si domanda Cristina. «Noi dobbiamo subire questo scelta mentre siamo sempre stati disponibili ad aiutare e a partecipare alle gite per evitare questa chiusura ingiustificata che danneggia solo i nostri bambini». La scuola non si fa una bella pubblicità con questa iniziativa. Soprattutto se pensiamo che a pochi metri dalla Don Gnocchi, l’elementare San Giusto, ha già fatto fare delle uscite proprio alle prime e seconde, nonostante la mancanza della compresenza. «Abbiamo visitato un bellissimo agriturismo per trasmettere ai bambini le prime nozioni di scienze», spiega una maestra che ha partecipato all’uscita anche fuori dall’orario di lavoro. «Io non ero di turno quella mattina e probabilmente alcune ore non me le pagheranno - dice -, ma credo che portare a far gite ai bambini sia una scelta didattica importantissima e non può essere eliminata anche a costo di fare qualche sacrificio personale». La maestra ammette però che il problema esiste e va affrontato, ma non certo con le barricate. «In questi casi si potrebbe pagare degli straordinari alle maestre o farsi aiutare da alcune mamme volenterose – aggiunge – ma mettere i bambini in clausura danneggia soltanto la loro preparazione».