L’ultima di Fini: «Silvio come un monarca»

RomaPrima la carota («Certo che riconosco la leadership di Berlusconi»), poi il bastone («Ma talvolta accade che Berlusconi confonda la leadership con la monarchia assoluta»).
Complice il solito libro di Bruno Vespa, e le anticipazioni diffuse ad arte, da Gianfranco Fini arriva una nuova bacchettata al premier. Proprio nel giorno in cui il presidente della Camera incontra per un’ora il ministro Tremonti, in un blindatissimo colloquio a Montecitorio.
Il ragionamento è pacato, i riconoscimenti al ruolo del Cavaliere espliciti: è stato lui «l’artefice della lunga transizione italiana», e il suo «grande merito storico» è di aver fatto nascere il bipolarismo italiano, superando l’epoca in cui «le maggioranze nascevano in Parlamento e non dal voto». Un’epoca, aggiunge Fini, cui «non credo affatto necessario tornare», e l’affermazione potrebbe essere letta anche come un messaggio rassicurante a chi sospetta che la terza carica dello Stato sia tra quei settori del centrodestra che, in caso di crisi del governo Berlusconi, potrebbero lavorare a costruire una nuova maggioranza attorno ad un esecutivo di emergenza. Fini respinge i sospetti, spiega che «del dopo-Berlusconi si parlerà quando arriverà» e che lui non ha alcuna ansia personale di affrettare quel momento: «Che voglio fare da grande? Voglio invecchiare...».
Ma anche la critica al premier è aperta: «Bisogna però mettersi d’accordo su cosa si intenda per leadership. Se la intendiamo come la intendono tutti i vocabolari politici, non c’è nessuna discussione. Se la si intende come monarchia assoluta, allora no». E talvolta, dice il presidente della Camera, il premier «confonde» le due cose.
I flash di agenzia che riportano le frasi di Fini escono a ora di pranzo, e ai piani alti di Montecitorio si registra una notevole irritazione per il «metodo Vespa», che il presidente della Camera aveva già avuto occasione di criticare negli scorsi giorni, confidando di esserne «stufo»: frasi estrapolate da ragionamenti più ampi, pronunciate magari settimane prima, e date in pasto alla stampa secondo una regia editoriale che finisce per «dettare i suoi tempi» alla politica. Ieri è toccato a lui diventarne protagonista, e il fatto che le anticipazioni siano uscite - guarda caso - proprio alla vigilia dell’incontro a tre con Berlusconi e Bossi, che dovrebbe metter capo al complicato dossier Regionali, lo ha comprensibilmente irritato. Nonostante le precisazioni di Vespa, che ha ricordato che il colloquio con Fini risale a «prima del chiarimento di fine ottobre con Berlusconi sull’attivazione operativa degli organismi di partito».
L’incontro col ministro dell’Economia, invece, sarebbe andato «molto bene», secondo il commento di quest’ultimo ai suoi. E avrebbe stemperato le nuove tensioni che si erano create tra i due, dopo lo stop di Fini alla nomina a vicepremier di Tremonti, e soprattutto dopo la dura presa di posizione del presidente della Camera contro le incertezze del governo sulla copertura finanziaria dei provvedimenti in discussione in Parlamento. Che ha portato Fini, la scorsa settimana, ad annunciare una sospensione «sabbatica» dei lavori della Camera dei deputati sino alla sessione di bilancio. Di questo si è parlato, nel colloquio a quattr’occhi al secondo piano di Montecitorio: Tremonti, che era accompagnato dal suo consigliere Marco Milanese, dovrà decidere come presentare in Parlamento le misure di fine anno contro la crisi, che dovrebbero essere contenute in un decreto legge. Ma potrebbero esserci provvedimenti inseriti anche in un maxiemendamento alla Finanziaria, nel corso del dibattito alla Camera che dovrebbe iniziare a metà novembre. Il governo, secondo indiscrezioni, starebbe lavorando all’ipotesi di inserire nella Finanziaria anche la misura relativa ai processi tributari (blocco dei ricorsi in Cassazione per chi ha già vinto i primi due gradi di giudizio e che versi il 5% della somma in gioco): una modifica in ballo al Senato e che pochi giorni fa era stata bloccata dallo stesso Fini, ma che potrebbe essere riproposta alla Camera. E forse anche di questo, e di eventuali ricorsi alla fiducia se i tempi si facessero stretti, il ministro ha voluto discutere con l’inquilino di Montecitorio.
Un colloquio, nelle parole di Fini riferite da chi lo ha incontrato subito dopo, improntato a «reciproca stima e considerazione», che ha proseguito il «dialogo» avviato a Capri, al convegno di Confindustria, e nel quale ministro e presidente hanno discusso di come coniugare le esigenze di «rigore dei conti» con quelle del «funzionamento pieno del Parlamento».