L’ultima frontiera abbattuta: i rom ospiti nella casa di cura

I lettori bocciano la Vincenzi che non tutela i genovesi

L’ordine di Marta è perentorio. Da questa mattina una carovana di quattro camper di famiglie rom sarà alloggiata nei giardini della casa di cura all’«Istituto Doria» di Struppa.
Non è una barzelletta, ma quanto chiesto dal sindaco di Genova Marta Vincenzi al direttore sanitario della struttura che, davanti alla pretesa del sindaco, non ha potuto che accollarsi la responsabilità di ospitare all’interno della ex casa di riposo una ventina di persone. Una scelta che sta allarmando i medici ed il personale infermieristico dell’istituto, spaventati per la possibilità che i rom entrino all’interno nella struttura con il rischio che possano derubare i malati psichiatrici, ma anche medicinali e ricettari. Il personale medico sta mal digerendo la decisione ed è pronto a mettere sotto chiave ogni modulo ed ogni stecca di medicinali anche per evitare qualsiasi responsabilità che possa cadere nel penale. La carovana sarà alloggiata nel giardino della struttura che dà verso l’asilo e la scuola elementare del quartiere.
Una decisione sorprendente proprio in un momento nel quale il sindaco torna ad essere nel mirino. A Genova l’emergenza rom si sta facendo sentire come e più di un anno fa, con il proliferare di campi abusivi dalla Valpolcevera al Ponente cittadino e fino alla Valbisagno. La scelta, poi, del sindaco di «aprire» ai rom con l’appello che vorrebbe far firmare alla città il prossimo 20 luglio, perché i genovesi sposino usi e costumi di questi popoli, sta scatenando la reazione dei genovesi che, con questa emergenza, devono convivere quotidianamente.
La testimonianza è nelle lettere di sdegno pubblicate di seguito e scritte non da politici, ma da cittadini comuni che lamentano l’atteggiamento di «razzismo al contrario» tenuto dal sindaco.