L’ultima frontiera ultrà: rapito tifoso avversario

C’è anche il rapimento ultrà. Siamo tristemente di fronte all’evoluzione dell’imbarbarimento. Una contraddizione in termini che trova invece conferma nei fatti ogni domenica, ogni qualvolta il pallone dia appuntamento a chi ama il calcio e a chi odia se stesso e tutti gli altri. Stavolta, incredibile, l’evoluzione nella barbara pratica del tifo estremo non è targata Italia bensì firmata Svizzera, civilissima Svizzera. Ma non sa di cioccolato, non odora di emmenthal, non canta come Heidi però mena e fa male e fa paura come da tradizione sul tema. Soprattutto offre, purtroppo, inquietanti spunti ai nostri barbari del calcio, spunti che fanno sembrare il tragico autogrill di Arezzo un normalissimo e prevedibile campo di battaglia; spunti che quasi banalizzano i classici scontri fuori dallo stadio. Perché stavolta si parla di rapimento, si parla di tifosi dello Zurigo che pedinano e portano via un rivale del Grasshoppers. Come se gli interisti aspettassero a Gallarate il ritorno dal lavoro di un milanista e, così, tanto per gradire, lo caricassero di peso in auto e via.
È successo dieci giorni fa, il 12 novembre, era lunedì, è successo di sera, quando un commando di dodici balordi, coperti in volto chi da sciarpe e chi da calze da donna, ha portato via da casa un giovane, G.C. le sue iniziali. Il ragazzo, che vive fuori città, nel Cantone di Argovia, è stato prima picchiato, calci, pugni, poi trascinato in auto. Se ha evitato conseguenze peggiori non è per improvvisa compassionevole magnanimità dei barbari zurighesi, bensì per la prontezza di un vicino e per il telefonino che portava in tasca. Il vicino ha avvisato la polizia, e gli agenti hanno individuato l’auto in fuga grazie al cellulare del ragazzo. Fatto sta, il commando, sentendo spesso squillare il telefonino e capendo che si trattava di un numero pubblico, ha pensato bene di liberarsi dell’ostaggio, lasciandolo a mo’ di pacco postale vicino alla stazione di Aarau.
Visto che fra le due tifoserie di Zurigo non si erano registrati in precedenza fatti di simile gravità, sembra che il fattaccio sia da ricondurre alla rissa della domenica prima, dentro la stazione di Brugg, dove gli ultrà del Grasshoppers in partenza per Basilea si erano trovati quelli dello Zurigo che giungevano in città per l’altro match. Ne è scaturito un parapiglia che ha prodotto lividi, commozioni cerebrali, botte e calci, durante il quale gli imbecilli del Grasshoppers hanno pensato bene di rubare bandiere agli imbecilli dello Zurigo. Risultato: i derubati della domenica hanno deciso di vendicare il torto subìto. Anche perché, hanno poi spiegato gli investigatori della polizia, sembra che tra i gruppi di tifosi rivali sia ormai da tempo in vigore un codice per cui se ad uno di essi portano via la bandiera, l’onta è di proporzioni talmente incomprensibili a noi umani, che il gruppo in questione deve di fatto auto sciogliersi. Il commando aveva, dunque, come compito quello di ricattare gli avversari chiedendo come riscatto i vessilli rubati.
Le indagini sono ovviamente in corso. Dei dodici ultrà non si hanno notizie ma si comincia a tracciare l’identikit del gruppo: si tratterebbe di ragazzi della curva sud dello Zurigo, molti fra i 15 e i 25 anni, provenienti da classi disagiate della metropoli. Alcuni apparterrebbero agli ultrà Boys, altri agli Anthrax. Secondo gli inquirenti, fra di essi ci sarebbero infiltrazioni di neonazisti. C’è solo una cosa a cui gli agenti non riescono ancora a dare una risposta; ma tant’è: scrollano le spalle divertiti e si domandano: perché diavolo il commando ha coperto il volto del rapito con una sciarpa della Juventus?
(Ha collaborato
Massimo Schira)