L’ultima giravolta di Venditti una voce per tutte le stagioni

Si è appena definito un ribelle anarchico, ma ora canta per l’Unione. Suonò anche per la Dc, mentre il Pri voleva candidarlo

Luca Telese

nostro inviato a Messina

Splendido Antonello Venditti, “Core di Roma”, ma soprattutto grande promoter e manager di se stesso, che ancora una volta porta la sua chitarra dove tira il vento e frigge la passione della politica. E così ieri sera lo abbiamo potuto ammirare a Messina, mobilitato a sostegno del candidato più ricco dell’Ulivo, il magnate dei traghetti Francantonio Genovese, ex dc di razza. Venditti, che recentemente si è definito un ribelle anarchico, irregolare di sinistra, ha offerto il conforto della sua celebrità a una vecchia volpe scudocrociata.
Splendido, Antonello: lo avevamo appena letto, il 23 novembre sul Corriere della Sera, quando spiegava la sua posizione di menestrello anticonformista e scomodo. Silvio Berlusconi si era lamentato di una sua battuta sulle primarie dell’Ulivo (“È bello essere qui senza avere elettori di Forza Italia a fianco”), e lui aveva detto: «Non fa che aggiungere un’altra perlina, l’ennesima, alla sua collanina di sciocchezze». Sicuramente Venditti si era dimenticato di quando, subito dopo la vittoria del Cavaliere, lui – abituato ad andare controcorrente – aveva detto (nel 1994): «La sinistra non sa progettare il futuro, mentre Berlusconi ha saputo dire alle persone cose chiare, semplici, normali».
Erano lontani i tempi in cui il giovane Antonello (1975 e dintorni) veniva contestato dagli autonomi per il prezzo del biglietto dei suoi concerti. All’epoca Venditti aveva già imparato la sua arte di grande navigatore, roba da far impallidire Mastella. «Non sono girotondino», spiega oggi. Forse: ma “giramondo” sicuramente sì. Nel pieno degli anni Ottanta, per esempio, mentre infuria la guerra fra il Psi e il Pci (e il suo amico De Gregori si schiera con il Pci) lui salva capra e cavoli suonando sia per gli uni che per gli altri. Il 5 gennaio del 1983 canta al centenario del Psi. L’8 gennaio dello stesso anno canta alla fine di una manifestazione contro le tossicodipendenze ad Ancona, dopo il comizio di Enrico Berlinguer. Ma era sempre a sinistra, potrete dire: giusto. Ed ecco che Antonello spiazza tutti, e il 21 settembre del 1986 viene presentato come l’evento clou nel cartellone del nave tour dei giovani democristiani, a La Spezia. Salvo poi recuperare al volo, esibendosi anche al concerto “Per la pace” organizzato dalla Fgci a Napoli (il 24 ottobre dello stesso anno). Sempre controcorrente, coraggiosamente a sostegno del segretario in carica. E infatti, nel settembre del 1988, alla festa dell’Unità di Firenze è sul palco insieme ad Achille Occhetto, senza chitarra, da fan: «Achille è forte». E poi, sempre controcorrente, è anche ospite d’onore al congresso del Pds durante la relazione di Massimo D’Alema. E già che c’è, quando viene eletto Piero Fassino (forse per non fare discriminazioni) spende una parola buona anche per lui: «Penso che si sia presentato bene. E poi la base del partito si è espressa in modo unanime, quindi va bene così» (20 novembre del 2001). Bene, direte voi, e che male c’è? Nessuno, solo che Veltroni avrebbe potuto offendersi. Allora Antonello accetta di tornare a suonare con Francesco De Gregori, malgrado i litigi: «L’ho fatto solo per Walter», dice ridendo (17 aprile del 1996). D’accordo, ma che c’è di male? Che forse poteva restare offeso Fausto Bertinotti. Così, il 23 settembre del 1999, Venditti trova il modo di spendere qualche entusiastica parola anche per lui, difendendolo dall’accusa di aver ucciso il governo Prodi: «Uscendo dal governo prima della strana guerra e non a causa di essa, ha fatto un atto di responsabilità che ha salvato la sinistra e l’Italia dall’esplodere delle sue contraddizioni nel momento più sbagliato». Bravo, bene. Ma non è che poi Prodi ci resta male? Ecco la coraggiosa correzione di rotta: «Mi hanno messo in quota a Rifondazione per aver fatto la marcia della pace al fianco di Bertinotti, con il quale in estate sono stato in barca - spiega - ma semmai scelgo Prodi». Sceglie Prodi. Però è amico anche di Gianfranco Fini, ci ha fatto sapere. Al Corsera spiega: «La verità è che io, povero cantautore, vengo tirato per la giacchetta da tutti». Infatti, quando governava Giovanni Spadolini dovette smentire la notizia di una candidatura («Non corro nel Pri»), e dopo aver apprezzato Bettino Craxi scrisse «In questo mondo di ladri» (profetico su Tangentopoli?). Qualche anno dopo, per non creare equivoci dedicò un’ode canora a Enrico Berlinguer («Dolce Enrico»). Adesso porta il suo piano alla corte dell’Ulivo siciliano. Sempre controvento. Come scrisse De Gregori, per pizzicarlo? «Solo un pianista di piano bar…».