«L’ultima guerra» finisce a scuola

Anche la Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi si apre al pubblico di fine stagione: questa sera alle 21 nella sala di via Salasco 4 il pubblico potrà assistere a Viene l’ultima guerra, uno spettacolo di Riccardo Bani e Roberto Testa.
Bani e Testa si sono incontrati alla Paolo Grassi: Drammaturgia per il primo, dopo la laurea in filosofia, corso Attori per il secondo, diplomato con Gabriele Vacis. Un drammaturgo di Pisa, appena trentenne e un attore di Avellino che hanno dato vita con il “collega” Alvise Campostrini - sempre della Paolo Grassi - alla Associazione culturale Lungamarcia.
A due mani hanno scritto Viene l’ultima guerra, testo finalista nel 2005 al premio Ustica per il Teatro. Un monologo incrociato per attore e batteria, che racconta parallelamente, mettendole a confronto, le storie di due combattenti, un alpino disperso sul fronte russo e un ragazzo palestinese. Lo spettacolo ha debuttato a Cascina nel marzo di quest’anno, dopo avere partecipato e vinto il Progetto Contact Residenza e la Scuola lo propone, coerentemente con l’impegno di apertura e di sostegno agli ex allievi.
Viene l'ultima guerra è dunque due storie: un alpino parte per il fronte russo con la divisione Julia, racconta il suo viaggio verso il fronte, l'acquartieramento sul fiume Don, l'attesa nei rifugi. L'alpino scompare durante la ritirata, ma continua un suo viaggio fantastico verso l'obiettivo finale dell'offensiva, la catena montuosa del Caucaso. La seconda storia racconta di un ragazzo arabo dei nostri giorni con il sogno della pallanuoto. Ma la guerra, che inizialmente solo lo sfiora, finisce per sopraffarlo e il suo sogno si consuma in un incubo senza scampo.
I due personaggi si incontrano in un limbo, luogo di sospensione fra passato e presente, e di fronte agli spettatori le loro vicende si toccano e confrontano. Ciò che li lega è il tempo, scandito da una batteria, suonata in scena da Riccardo Bani, che di volta in volta regola e incrocia l'azione dei due personaggi. Unico elemento scenico è l’acqua, comune ad entrambi i personaggi, quasi una protagonista anch’essa.
I due autori hanno avuto come riferimento le parole di Elio Vittorini in Uomini e no: E noi diciamo: questo non è l'uomo. Sangue? Ecco l'uomo. Lacrime? Ecco l'uomo.