L’ultima mascalzonata: «Torregiani paralizzato per colpa di suo padre»

A Battisti è innocente?
Falso. È stato condannato in via definitiva all'ergastolo in quanto responsabile di quattro omicidi, tra il 1977 e il 1979. In un'intervista televisiva ha detto: «Non accetto per un solo istante il processo che mi è stato fatto». Ma in una democrazia non è che i processi si possono scegliere come si sceglie una cravatta.

B Battisti è un assassino?
Vero. Lo stabilisce la giustizia italiana, che lo ha riconosciuto come esecutore materiale di due omicidi. Questo significa che sparò fisicamente in testa o alle spalle delle vittime: più precisamente al maresciallo di polizia penitenziaria Antonio Santoro, colpito a morte per strada, e all’agente della Digos Andrea Campagna, freddato a pistolettate in faccia sotto casa della fidanzata. Come scrisse un anonimo: «I romanzi gialli di Battisti non vale la pena di leggerli, tanto si sa già chi è l’assassino».

C Battisti nei suoi processi non ha potuto difendersi?
Falso. Battisti non ha voluto difendersi, per questo è fuggito in Francia, Messico, e Brasile. In ogni caso, se lui era contumace, ad assisterlo in aula c'era l'avvocato da lui nominato. A inchiodarlo sono state non solo le testimonianze del pentito Mutti, ma anche le conferme di diversi testimoni oculari.
D I Pac sono un'organizzazione terroristica?
Vero. I Proletari armati per il comunismo sono stati un gruppo armato rivoluzionario di estrema sinistra, che ha agito sul finire degli anni '70, specializzandosi in illegalità diffusa: espropri proletari, ferimenti, attacchi alle carceri, gambizzazioni e omicidi. La foto simbolo degli anni di piombo raffigura un ragazzo con passamontagna che imbraccia una beretta calibro 22: quel ragazzo è Giuseppe Memeo, dirigente del Pac.

E Battisti ha un rapporto di amicizia con Alberto Torregiani, figlio di una delle vittime dei Pac?
Falso. Battisti gli ha fatto avere un paio di lettere attraverso la scrittrice Fred Vargas, ma amicizia non c'è mai stata. Niente di simile a quel «rapporto di sincerità e rispetto» che Battisti millanta. «Ci mancherebbe, di perdonarlo non ci penso proprio», dice ancora oggi Torregiani medesimo.

F È vero che Torregiani è ricattato dallo Stato attraverso la sua pensione?
Falso. Torregiani riceve la sua pensione in qualità di vittima del terrorismo perché gli spetta per legge, sulla base di una sentenza definitiva della magistratura.

G È vero che Battisti ha «abbandonato le armi dopo l'omicidio di Aldo Moro»?
Falso. Il delitto Torregiani, uno dei quattro omicidi che gli hanno procurato l'ergastolo, è stato compiuto nel febbraio 1979. Moro è morto il 9 maggio 1978. I conti di Battisti non tornano. In sede giudiziaria, è stato considerato non un semplice militante, ma uno degli ideologi e degli organizzatori del gruppo.

H Battisti si è mai pentito dei suoi delitti?
Falso. Non c'è mai stata ammissione, dunque neanche pentimento, né parole di pietà per i familiari delle vittime. Al contrario, quando la Francia stava per estradarlo, Battisti si appellò alla legge francese contro la distruzione del nucleo familiare. Il suo.

I Battisti è fuggito dall'Italia per «motivi politici»?
Falso. Battisti non fugge dall'Italia, ma dal carcere. Altrimenti non si spiega come mai abbia tradito anche la «civilissima» Francia giacobina, dove peraltro ha liberamente pubblicato diversi libri. Diceva lui a Paris Match nel 2004: «Non ho mai pensato di andare lontano da Parigi. Nel mio immaginario significava la Comune, il maggio '68, la Rivoluzione francese». Tempo qualche mese, e non appena sentì il tintinnìo di manette, scappò anche da lì. Dunque il concetto è molto semplice, e lo ha sottolineato lui stesso: «Tornare in Italia non significa prendersi le proprie responsabilità; significa andare in galera». Più chiaro di così.

J Battisti è innocente perché in fondo «negli anni di piombo in Italia c'era la guerra civile»?
Falso. L'Italia è uno Stato di diritto dove non ha senso parlare di responsabilità collettive, perché la responsabilità è sempre individuale. La stessa Costituzione stabilisce che «la responsabilità penale è personale». Non esistono vincitori e sconfitti, nell'Italia repubblicana. Esistono criminali che sparano, vengono processati, latitano, fuggono, e vengono condannati in via definitiva. L'Italia degli anni '70 era una dittatura solo nella testa di certi intellettuali francesi. Poi per carità, è chiaro che non vivevamo in un paradiso: è chiaro che avevamo i nostri problemi, i nostri scandali e le nostre corruzioni. Ma se ammettiamo che qualsiasi ingiustizia debba essere combattuta col terrorismo e con le pallottole, allora sarà il caos.