L’ultima minaccia: martiri reclutati porta a porta

Attentati compiuti da singoli individui, ordigni da confezionare in casa e cellule collegate fra loro da una connessione internet. Per entrare a far parte del franchising di Al Qaida serve davvero poco, e in Italia i candidati sono in aumento. Sempre più spesso, infatti, i propositi di attentato nel nostro Paese sono stati, e continuano a essere, coltivati in via autonoma da cellule di tre o quattro persone. Sempre meno legati a un’associazione islamica, gli aspiranti terroristi si servono di internet per avvicinarsi al jihad. E ormai la documentazione scaricata è anche nei forum in lingua inglese, francese e tedesca.
Per la prima volta dallo scorso anno, sono comparse anche traduzioni in italiano. In Italia, la preoccupazione è cresciuta quando, il 2 dicembre dello scorso anno, due marocchini sono stati arrestati a Milano. Studiavano piani per provocare danni a strutture militari e civili. Poi a meno di un anno di distanza Mohamed Game è riuscito nel medesimo intento, e l’episodio ha confermato un importante dato: già nella Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza, i Servizi registravano «la tendenza a spostare gli epicentri di irradiazione del radicalismo al di fuori del circuito dei luoghi di culto». Per gli esperti dell’Antiterrorismo, i siti internet che diffondono i comunicati di Al Qaida permettono al terrorismo di superare i confini delle aree di crisi. Fino a importare il fenomeno del jihad in franchising anche in Italia, cioè uno di quei Paesi che ha partecipato alla cosiddetta «aggressione dei territori islamici, come l’Irak o l’Afghanistan». Il periodico di Al Qaida in Arabia Saudita, L’Eco delle sembianze, definisce così le missioni di pace che impegnano gli Stati, e uno dei leader, Abu Basir Naser al Wahshi, spiega agli aspiranti martiri il nuovo concetto di jihad: «Non avete bisogno di un grande sforzo e nemmeno di molti soldi per fabbricare piccole bombe. Si può fare tutto nella cucina di vostra madre. Realizzate un ordigno - scrive - che sia a tempo, che esploda con una cintura da kamikaze o a distanza». Ecco perché si ridimensiona anche il ruolo della moschea, un tempo fucina di raccolte fondi da inviare all’estero. Le indagini più recenti mostrano infatti che un referente spirituale fisico, come l’imam, è sempre meno necessario. E laddove non fa presa internet si arriva con il porta a porta. È il caso dei cosiddetti missionari itineranti del movimento Tabligh Eddawa. Per i Servizi sono specialisti del proselitismo in costante ricerca di martiri, e in un rapporto dell’Aisi si legge che «l’attivismo del movimento, di estrazione indo-pakistana ma diffuso a livello mondiale», deve suscitare particolare attenzione. La novità del fenomeno ha allargato le indagini dal caso Game di Milano a tutta la penisola. A Napoli, per esempio, dove un gruppo di ambulanti provenienti dal Bangladesh e dal Pakistan avrebbe affittato un locale commerciale per adibirlo a centro di aggregazione. Questo monitoraggio è svolto «in ragione di possibili infiltrazioni di estremisti». Ma proseguono anche le normali attività di controllo. «L’osservazione dei luoghi di culto e delle annesse strutture educative, associative e di accoglienza non ha mancato infatti di registrare sporadici tentativi di componenti integraliste di affermarsi su quelle moderate».
Gli esperti dell’Antiterrorismo si confrontano dunque con una realtà variegata. E se l’allarme del ministro dell’Interno permette oggi di parlarne apertamente, ci si augura che la futura informativa dei Servizi, chiesta ieri dal Copasir, possa chiarire come affrontare l’evoluzione del fenomeno terroristico.