L’ultima notte al tavolo: possibile un’intesa separata

È iniziato il rush finale. Si andrà avanti a oltranza, forse fino a domenica. E i rappresentati dei lavoratori potrebbero dividersi

Roma - Un «contratto-quadro» unico, che tenga conto però delle specificità dei piloti. Una partenza del rush finale con tre tavoli separati (piloti, assistenti di volo, personale di terra), che verrebbero unificati in giornata. La garanzia di un contratto di fornitura decennale per il settore della manutenzione pesante. Tagli salariali meno dolorosi. Le tre parti in causa - sindacati, Cai e governo - hanno passato al lavoro la lunga vigilia dell’incontro di oggi, decisivo per le sorti della nuova Alitalia, e questo sembra essere il canovaccio della controproposta sindacale all’ad della Cai, Rocco Sabelli.

Colpiti dalla mossa del commissario Fantozzi - certamente dovuta, ma anche i tempi hanno il loro significato - i dipendenti dell’Alitalia avvertono che i margini sono diventati davvero molto stretti. Il nervosismo affiora, tanto che i sindacati degli assistenti di volo sono costretti a invitare hostess e steward «alla calma». Alla sede della compagnia, alla Magliana, qualcuno gridava ai sindacalisti appena usciti dall’ufficio di Fantozzi: «Se firmate quella roba, vi linciamo». Il segretario dell’Unione piloti parla di tensione «a livelli preoccupanti» a Fiumicino. Piloti e assistenti di volo hanno passato la notte mettendo giù proposte alternative a quelle della cordata acquirente, specie sui salari.

La sensazione della vigilia è che il negoziato non potrà concludersi nell’arco di una sola giornata e che, secondo una prassi sindacale di lunga data, si procederà a «fermare gli orologi». «Chiudere giovedì o venerdì ha poca importanza», dice il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Qualcuno parla persino di una no stop che potrebbe prolungarsi fino a domenica. È indubbio che, al momento cruciale, molto dipenderà dalle carte che il governo potrà calare sul tavolo. Fonti sindacali riferiscono che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi è al lavoro per trovare una soluzione soddisfacente per i dipendenti dell’Atitech, la società che opera nella manutenzione pesante: pur restando fuori dalla nuova azienda, Atitech potrebbe avere la garanzia di contratti di fornitura (forse tramite Finmeccanica), operando in outsourcing. Cinquecento dipendenti della società napoletana sono in arrivo a Roma, per manifestare sotto le finestre del ministero del Welfare.

Per la stretta finale di oggi, nessuno azzarda pronostici. L’intesa appare inevitabile, pena il fallimento dell’Alitalia. Ma tutti sanno anche che un fallimento coinvolgerebbe l’immagine del governo, degli imprenditori della Cai, dello stesso Paese. Perciò si tratterà ad oltranza, e potrebbe perfino profilarsi l’ipotesi di un accordo firmato da una sola parte delle nove organizzazioni sindacali presenti al tavolo. «Fantozzi ci ha fatto capire che ormai la macchina si è messa in moto e non si ferma più», conclude un sindacalista.