L’ultima del pallone: i raccomandati di famiglia

Parenti serpenti? No, parenti fedeli, anzi fedelissimi, quasi come un drappello di carabinieri. È questa la nuova tendenza del calcio italiano dove i nomi famosi che evocano imprese balistiche e gol d'autore, cominciano a moltiplicarsi. E fa niente se nella fattispecie non possono presentare un curriculum calcistico di particolare pregio. Non cominciò Arrigo Sacchi ad avere successo arrivando dal mondo dei dilettanti seguito adesso da José Mourinho? In qualche circostanza, forse è il caso di ammetterlo, si provvede a spalancare un avvenire al proprio congiunto o a garantirgli uno stipendio onorevole. Il nostro viaggio, attraverso la pittoresca composizione degli staff tecnici di serie A, comincia da Napoli dove si registra una singolare triangolazione, inattesa, casuale e perciò forse ancora più suggestiva.
Frustalupi e Bigon/1. Insieme avrebbero fatto una coppia strepitosa: uno cervello raffinato, regista della Lazio campione d'Italia oltre che dell'Inter pazzerella dell'epoca, l'altro attaccante di complemento, capace di sgusciare al momento opportuno davanti al portiere, fece la fortuna di Rivera e soci negli anni d'oro del Paron e del suo Milan. I figli dei due, da qualche mese, lavorano insieme, fianco a fianco, a Napoli alla corte di De Laurentiis, il presidente, inseriti nello staff di Walter Mazzarri che ha sostituito Donadoni. Niccolò Frustalupi, 33 anni appena compiuti, è un ragazzo sveglio, dal passato insignificante con le scarpe bullonate ai piedi, papà Mario (morto in un incidente stradale nel '90) lo seguiva distratto ma con il calcio nelle vene. E visto che non è riuscito sul prato verde, ha provato a imporsi dalla panchina. L'incontro decisivo a Pistoia, con Mazzarri appunto, che lo scoprì in sede intento a occuparsi di segreteria e settore giovanile. Niccolò s'è messo a studiare, ha frequentato il supercorso di Coverciano (stesso banco con Peruzzi e Maddaloni, il vice di Ferrara alla Juve) e appena ha superato il test è finito al fianco del tecnico toscano.
Frustalupi e Bigon/2. Nello stesso nucleo operativo (qualifica di ds) ha incontrato Riccardo Bigon, un nome che può raccontare una gran bella storia di calcio e di gol, di scudetti (il papà, Albertino, ne ha vinto uno da allenatore a Napoli con Maradona, nel '90) che gli è servita per mettersi sulla stessa strada di famiglia. La sua scuola, di vita e di calcio, è stata Reggio Calabria: da quelle parti Bigon senior era passato seminando amicizie e credito. Riccardo, il figlio, lavorando dietro la scrivania e poi al fianco di Mazzarri, si è fatto apprezzare sempre a Reggio così tanto da meritarsi anche il salto di qualità, dalla Reggina al Napoli, al posto di Pierpaolo Marino, licenziato in tronco da De Laurentiis in contemporanea con Donadoni. Senza saperlo, i due, Frustalupi e Bigon, hanno anche scoperto di avere un altro comune denominatore: la devozione per Tommaso Maestrelli. Il tecnico della Lazio campione d'Italia rilanciò Bigon a Foggia e trasformò a Roma Frustalupi da semplice gregario in protagonista assoluto della Lazio tricolore di Chinaglia e soci. «A casa mia Maestrelli è stato sempre una specie di totem», ha raccontato Niccolò senza sapere del legame col papà di Riccardo.
Prandelli: Cesare e Nicolò. Nuovi preparatori atletici crescono. Il caso simbolo proviene da Firenze e da una tenera storia di una famiglia, la famiglia Prandelli, colpita al cuore dal destino infame. Cesare, tecnico apprezzato della Fiorentina, considerato in corsa per la panchina azzurra del dopo Lippi, ha perso la moglie qualche tempo fa, divorata da una terribile malattia. Dopo aver sacrificato la carriera (lasciò l'incarico alla guida della Roma) per starle al fianco, ha riunito a Firenze il resto della comitiva, i due figli. Nicolò è un ragazzone che sembra arrivato da un campo di rugby, classe '84, prossimo alle nozze, anche lui un passato mediocre da calciatore, eccellente invece il rendimento sui banchi dell'università (laurea in scienze motorie e management sportivo conseguita a Milano). Nello staff tecnico della Fiorentina è entrato in punta di piedi, affiancando nel lavoro quotidiano i due preparatori collaudati Venturati e Casellato. Nel carattere è il contrario di Cesare, che ama moltissimo il basso profilo e i fari spenti. Dopo il successo sul Lione (sancì la matematica qualificazione agli ottavi di Champions dei viola), venne allontanato dall'arbitro per l'eccesso di esultanza. Cesare, a fine partita, chiosò così l'episodio: «Pur di farsi notare si è fatto mandare fuori». Nicolò capì al volo che non si trattava proprio di un complimento. Con la sorella Carolina, hanno garantito a Cesare un clima familiare negli anni gelidi di Firenze, gelidi per il loro cuore, naturalmente, non certo per l'affetto riscosso quotidianamente in città e allo stadio.
Un altro Sormani. Ve lo ricordate Angelo Benedicto Sormani? Ciondolò una vita sugli assist ispirati di Gianni Rivera accumulando con il Milan di Rocco una striscia impressionante di successi, in Italia e all'estero. Ve lo ricordate come stese l'Ajax di Cruyff nella finale di Madrid? Bene, suo figlio Adolfo è finito a Torino, nella Juventus, un club rivale di famiglia, inserito col compito di assistente, nello staff di Ciro Ferrara. È un uomo fatto Adolfo, con i suoi 44 anni compiuti in agosto, e può esibire anche una discreta carriera da calciatore: è stato nel Parma, è passato da Napoli (dove era stato apprezzato suo padre) prima di chiudere con Avellino e Sambenedettese. Non catturò l'interesse dei media ma capì che quello sarebbe stato il suo mondo. E infatti cominciò presto ad allenare, con un bel numero di esperienze collezionate tra Conegliano e Cattolica che gli hanno arricchito il bagaglio professionale. Da qui la convocazione a Torino, da Ciro.
Maldera e Costacurta. Maldera e Costacurta sono due cognomi che pesano nel piccolo mondo antico e contemporaneo del Milan. Il primo appartiene all'era Rivera, il secondo all'epopea berlusconiana. Billy fu uno di quelli che, dopo aver ascoltato le parole del presidente Silvio Berlusconi nella convention di Pomerio («farò del Milan il club più titolato al mondo»), estate dell'87, esclamò in dialetto milanese: «Quest’ chi l'è matt». Gino Maldera fu il corazziere degli anni Settanta: prese il posto di Roberto Rosato in squadra e incarnò il legame molto stretto col settore giovanile del club. Il figlio di Gino, adesso in pensione, si chiama Andrea ed è un giovanotto di 40 anni dall'occhio vispo e dal tocco non proprio vellutato: basta osservarlo palleggiare con i brasiliani durante il riscaldamento del pre-partita per capire il suo talento limitato. È stato scelto da Leonardo in persona per comporre, in qualità di tattico, il nuovo staff tecnico scolpito a seguito della partenza di Ancelotti. Costacurta non ha certo bisogno di molte presentazioni. Ma qui parliamo di Ludovico, fratello di Billy che ha lasciato la casa madre per tentare l'avventura della panchina da solo. Immaginava, nel giro di qualche anno, di tornare sul cavallo bianco a Milanello: è rimasto a piedi dopo qualche mese. Ha accettato, l'anno passato, l'offerta del Mantova in serie B: gli è andata buca e adesso ha preso a fare il modello per una sartoria (i muri di Milano sono tappezzati dalle sue gigantografie in abito). Ludovico collabora con Giovannino Stroppa, nuovo responsabile della primavera, finalmente rilanciata nell'attività oltre che nei risultati (ha vinto un paio di derby per la felicità di Adriano Galliani). Pur di restare fedele ai colori della società di via Turati rinunciò a seguire Billy a Mantova, in serie B. Questione di fedeltà, forse magari anche di intuito.
Figli e fratelli. Per la serie «abbiamo famiglia» possiamo concludere la carrellata con una puntata a Bergamo e una segnalazione proveniente da Palermo. A Bergamo, Antonio Conte ha trascinato suo fratello Gianluca, insieme con il preparatore Ventrone, l'uomo che allenava la Juve di Lippi con gli stessi metodi riservati a un drappello di marine. Il sodalizio tra i tre nacque e si realizzò a Bari, quando l'ex juventino riuscì a portare in A il club pugliese rompendo con la famiglia Matarrese prima dell'inizio della stagione. Tra i motivi, a sentire qualche malalingua pugliese, anche la richiesta di ritoccare lo stipendio del fratello Gianluca, oltre che la questione vera, le scelte di calcio-mercato cioè. A Palermo è appena arrivato Delio Rossi, rimasto a spasso per qualche mese dopo aver rotto (decisione geniale) con Lotito e aver rifiutato la proposta di Cairo per il Torino (anche qui grande intuito). Il tecnico di origine romagnola, che ha sposato una foggiana e continua a trascorrere le sue vacanze a Peschici, sul Gargano, in Sicilia non si è trasferito da solo. Al suo fianco è arrivato anche Dario, il figlio maggiore, che non ha incarichi ufficiali nel club ma che comincia, a fari spenti, il duro apprendistato sulla scia del padre. E se non avrà fortuna nel nuovo mestiere, fa niente. Avrà garantito a papà Delio, nelle poche ore di tempo libero, quel clima familiare essenziale per uno costretto a vivere in albergo dodici mesi all'anno.