L’ultima di Penati: «Un reparto speciale di poliziotti gay»

Il presidente della Provincia di Milano dopo l’idea di arruolare immigrati ora vorrebbe una squadra di agenti omosessuali: «Per risolvere casi specifici»

Quella di Filippo Penati ha tutta l’aria di un’escalation. Ha iniziato con la proposta di «poliziotti immigrati» il presidente della Provincia di Milano, e ora prosegue con l’idea di importare, nella sua come in altre grandi città italiane, le unità di poliziotti gay.
Non si tratta solo di agenti liberi di avere le loro legittime preferenze (sarebbe un’ovvietà garantita dalla nostra Costituzione) ma di «squadre» di poliziotti gay, «arruolati» e inquadrati in virtù dei loro orientamenti sessuali, per occuparsi di reati e casi di ordine pubblico che coinvolgono le comunità gay o lesbiche, fugando il sospetto di trattamenti discriminatori o repressioni omofobiche.
Diverse città del mondo lo hanno sperimentato: «Non sono assolutamente contrario a mutuare un modello di polizia gay newyorkese o londinese nelle grandi città italiane - ha detto Penati -. So che nella capitale inglese i poliziotti omosessuali hanno dato un forte contributo a risolvere delitti maturati nel mondo gay». Il presidente della Provincia ha lanciato la sua proposta a «KlausCondicio», un contenitore in onda su YouTube, rispondendo così a chi gli chiedeva un parere su quel modello di polizie cittadine in cui le unità gay, come quelle espressioni di particolari altri gruppi sociali, sono impiegate per migliorare i rapporti fra le forze dell’ordine e le minoranze, sessuali e non solo. Lo ha invitato a nozze: «Non solo - ha ribadito infatti Penati - auspicherei anche che nelle forze dell’ordine fosse favorito l’ingresso di agenti provenienti da diverse etnie per favorire il dialogo con queste comunità».
Come dire che ogni minoranza, ogni «spicchio» di società potrebbe essere riprodotta negli organici delle forze di polizia - peraltro ridotti all’osso - per facilitarne i rapporti con i gruppi organizzati ed evitare sospetti di «scorrettezza politica». Così dopo che il generale Mauro Del Vecchio, candidato del Pd, li ha virtualmente «riformati» dalle nostre forze armate, gli omosessuali si vedono ripescare così dal collega di partito.
Le «unità gay» esistono a Londra e a New York, o ad Adelaide, in Australia, dove un anno e mezzo fa è stato istituito un «Gay e Lesbian officiers», e gli ufficiali di polizia sono formati sui temi dell’omofobia e dell’aiuto psicologico alle vittime delle violenze domestiche. Le associazioni omosessuali stimano che i crimini omofobici denunciati siano molto meno di quelli commessi. E la comunità omosessuale milanese ha protestato anche di recente per l’«aria di repressione poliziesca che si respira a Milano contro i gay».
Ma la scoppiettante conversazione di Penati sugli omosessuali ha sconfinato anche nel campo nell’urbanistica. L’esponente del Pd ha parlato di «quartieri gay nelle metropoli italiane», «purché non concepiti come dei ghetti». «Piuttosto - ha spiegato - li immagino come Castro, il bellissimo vecchio quartiere gay di San Francisco, tenuto bene sia sul piano estetico che su quello urbanistico. Un punto di attrazione turistica anche per gli eterosessuali. Se si presentasse l’opportunità di avere a Milano un quartiere simile, potrei senza dubbio favorirne la realizzazione. Ripeto: non quartieri ghetto, ma punti di riferimento come Soho o Castro».