L’ultima di Pisapia? Class action contro lo smog

I Verdi hanno raccolto 175 persone che dichiarano, a pochi giorni dal
voto, di essersi ammalate per l’inquinamento. La colpa è ovviamente di
Palazzo Marino, e la causa collettiva ha il candidato come sponsor.
Tanto paghiamo noi

«Le elezioni non c’entrano». Excusatio non petita. Ma per l’avvocato Claudio Linzola che lancia da Milano la prima class action anti-smog seduto tra il candidato sindaco del Pd e l’alleato capolista dei Verdi Enrico Fedrighini (accompagnato dal presidente nazionale Angelo Bonelli), la premessa è necessaria. Anche perchè «vero che il tempo dato ai Comuni per mettersi in regola con le direttive Ue sui limiti del Pm10 è scaduto il primo gennaio 2010, ma non ci siamo precipitati subito in tribunale, abbiamo dato fiducia a Moratti e Formigoni». Il faldone con la richiesta di risarcimento danni a Comune e Regione da parte di 175 milanesi («circa 120 famiglie») è stato depositato invece giusto due giorni fa, a meno 13 dalle urne. Tempismo sospetto. E a pensar male, viene da chiedersi come mai la prima vertenza-pilota in Italia non parta da Torino, che svetta in cima alla classifica «Mal’Aria di città 2011» stilata da Legambiente. Nel capoluogo piemontese governato dal sindaco del Pd Sergio Chiamparino, le polveri sottili nel 2010 hanno sforato la soglia dei 50 microgrammi al metro cubo 134 giorni all’anno, w lo scorso gennaio tutto da bollino rosso. Ma «il test parte da Milano, poi passeremo anche a Roma, Napoli e sì, anche a Torino» abbozza il verde Bonelli. E a quel punto le elezioni saranno già lontane.
I ricorrenti lamentano gli effetti sulle vie respiratorie e sul sistema cardiocircolatorio di «un gravissimo, perdurante inquinamento atmosferico che non accenna a diminuire» e l’accusa rivolta a sindaco e governatore «pro tempore» è di non aver adottato politiche efficaci per rispettare gli obblighi Ue che impongono un tetto di 35 giorni all’anno con concentrazioni di Pm10 oltre i limiti. Dal 1998 al 2011 «sono sempre stati abbondantemente superati» con il picco di 152 giorni nel 2005. Chi vive e Milano e ne respira l’aria, è scritto nell’atto di citazione, «convive con la certezza scientifica dell’insorgenza di conseguenze sulla propria salute». L’avvocato non esclude una seconda azione per chi ha subito gravi danni alla salute accertati da perizie mediche. Per i 175 milanesi la causa è di natura non patrimoniale ma la richiesta, ipotizza, è «quantificabile in mille euro a testa per ogni anno dal 2005 al 2010». Tradotto, circa un milione di euro a carico di Formigoni, dell’ex sindaco Albertini e della Moratti. Prima udienza fissata il 5 ottobre. «Se vincessimo, potrebbero essere tentati 9 milioni e mezzo di lombardi, roba da mettere in ginocchio le amministrazioni» ammette Linzola. Ma Pisapia che si candida a governare Milano - e fare i conti con bilanci sempre stretti - non sembra preoccuparsene. Tanto, le responsabilità si fermano a due giorni fa, e semmai diventasse sindaco potrebbe rivolgersi alla Corte dei conti per recuperare il danno erariale dagli amministratori in carica prima di lui. Anche se da avvocato conosce bene i tempi della giustizia. «Bisogna attuare i quesiti dei referendum sull’ambiente», sostiene. Cioè estendere l’area Ecopass e trasformalo in congestion charge: pagano tutti, 5 euro le auto e 10 i furgoni. Per il vicesindaco Riccardo De Corato «è il solito spot elettorale della sinistra già visto nel 2006, Comune e Regione vennero trascinate in tribunale con l’accusa di non aver adottato le necessarie misure anti-smog. Ma il ricorso cautelare si concluse con sentenza favorevole alle istituzioni».