L’ultima poesia di Sanguineti: «Restauriamo l’odio di classe»

(...) Anche se pare roba da «Scherzi a parte», Sanguineti è convinto, e dice così ieri mattina, in pubblico, con tono grave, stentoreo. Come se leggesse una velina del Politburo dei tempi d’oro. Sgombra il campo dagli equivoci, nel giustificare per l’ennesima volta la propria discesa in campo alle primarie del centrosinistra: «I potenti odiano i proletari e l'odio deve essere ricambiato». Ancora: «Oggi la merce uomo, con il suo lavoro, è la più svenduta e chi dovrebbe averne coscienza, ossia la classe proletaria, non ce l’ha, inibita da una cultura dominata dalla televisione». Fa grazia di non nominare Berlusconi, sorride, prende fiato, e intanto evita accuratamente di incrociare gli sguardi di Mino Ronzitti, Renata Briano, Gianni Crivello che lo affiancano, ma non possono frenare le esternazioni. Che proseguono in tono: «Oggi i proletari sono anche gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati - aggiunge Sanguineti, messa da parte la lirica per privilegiare la politica -. Il sottoproletariato, invece, è quello che ha problemi di sopravvivenza quotidiana più gravi. A queste persone la destra mostra un libro dei sogni, per convincerle a votare dalla loro parte».
In questo quadro, le elezioni amministrative di Genova gli stanno strette. Difatti, Sanguineti sconfina nella globalizzazione planetaria: «Ormai le condizioni di vita di un pensionato genovese dipendono dalla borsa di Hong Kong, quindi la dimensione internazionale non può più essere considerata un valore aggiunto, ma una necessità. E la stessa posizione di Genova, cerniera tra Europa e Mediterraneo, le impone una visione internazionale da armonizzare con le sue vocazioni più profonde». L’esempio classico, per l’intellettuale prestato alle primarie, è costituito dai sindacati «che si occupano di problematiche analoghe a livello mondiale». Grandi temi che - insiste Sanguineti, lanciatissimo - si intrecciano alla quotidianità, al rilancio delle periferie, nell'ottica della riforma della macchina comunale che porterà alla nascita dei Municipi, ai temi dell'inclusione sociale, dell'ambiente, del lavoro, della collaborazione fra amministrazione e quello che viene definito il «mondo del sapere». È il momento di rivalutare il ruolo dei circoli, le gloriose cellule del sol dell’avvenire: «I circoli devono tornare a essere luoghi in cui si parla, si discute anche di politica e non si gioca solo a carte - a giudizio del candidato dell’Unione a sinistra -. La città ha bisogno di partecipazione e di una politica dell'ascolto che non sia diretta solo dalle persone ai politici, ma anche delle persone fra di loro». Fatica un po’ tanto Ronzitti, presidente super partes del consiglio regionale e promotore-ideologo del movimento (non ancora partito) uscito definitivamente dalla Quercia, a riportare le questioni nell’ambito dell’auspicata, serena, consapevole unità fra tutte le forze della sinistra. «È arrivato il momento, pur nel segno della continuità - fa appello Ronzitti -, di voltar pagina, di affrontare la trasformazione della città in direzione policentrica, di ridare forza al Consiglio comunale». Ma in nome dell’odio di classe è difficile pensare a un’adesione entusiasta che vada dall’Udeur ai no global.
L’unico a crederci sembra Sanguineti. Gli altri di Unione a sinistra, in ogni caso, si staccano anche formalmente dai Ds - «non rinnoviamo la tessera» -, in numero tale da procurare qualche mal di pancia al Botteghino di Piazza De Marini: l’elenco dei «componenti degli organismi dirigenti nazionali, regionali, provinciali e di sezione» che abbandonano il partito del provinciale Alfonso Pittaluga e del regionale Mario Tullo è già forte di 70 nomi, tra i quali Gabriella Biggio, consigliere comunale, Eugenio Massolo, assessore provinciale, Carlo Repetti, Andrea Sassano, assessore comunale, oltre ai già citati Ronzitti, Briano (anche lei assessore provinciale) e Crivello (presidente della circoscrizione Val Polcevera». Spunta in chiusura il fantasma di Zara: sulla sua possibile candidatura, come terzo elemento, il più centrista dell'Unione, Sanguineti si limita a dire che sarebbe legittima, che amplierebbe il confronto, ma che non farebbe altro che «testimoniare le differenti anime che convivono nella coalizione di centrosinistra». Che sono già tante. Fin troppe. Soprattutto se la poesia scade a prosaico odio di classe.