L’ultima di Prodi: cresce il Pil, merito mio

Il premier rivendica la ripresa dell’economia nel 2006 (+2%) ma delude
chi chiede meno imposte: «Troppo presto, il debito
resta alto». L’opposizione
lo contesta: «Si pavoneggia con penne non sue»

Roma - Cresce l’Europa e cresce oltre le previsioni anche l’economia italiana. Il 2006 si è chiuso con un rush finale: il Prodotto interno lordo del trimestre ottobre-dicembre ha fatto segnare, rileva l’Istat, una crescita del 2,9% rispetto allo stesso trimestre del 2005. Così, l’intero anno si conclude con un Pil che cresce del 2%, una cifra che non si vedeva dal 2000. Su questo dato si avventa un governo affamato di buone notizie. «Significa - dice dall’India Romano Prodi - che lo sforzo del governo per dare una sterzata all’economia è premiato». Ma è ancora presto per pensare a una riduzione delle tasse, aggiunge il premier: «Dobbiamo essere cauti, viene prima la riduzione del debito». Prodi, ribatte il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, «fa l’indiano e dice bugie: l’economia va bene grazie alla congiuntura internazionale favorevole e all’ultima Finanziaria della Cdl».
L’aiuto tedesco. Come ha detto di recente il governatore di Bankitalia Mario Draghi, la ripresa dell’economia italiana nasce nel resto d’Europa, in particolare in Germania, nostro principale partner commerciale. L’economia tedesca è infatti cresciuta a un passo impressionante: 3,7% nell’ultimo trimestre, 3% nell’intero 2006. Ma è l’intera Europa ad andar bene. La Francia è cresciuta più o meno come noi. La Spagna fa segnare un impressionante 4% nell’ultimo trimestre e un 3% nell’anno. Il Regno Unito cresce del 3,3% nel quarto trimestre e del 2,7% nell’anno. L’Austria fa segnare nel quarto trimestre il 3,4%. In generale, Eurolandia cresce del 3,3% nell’ultimo trimestre 2006 e del 2,7% nell’anno, allineandosi con gli Stati Uniti. L’Italia non poteva non trarre beneficio da questa situazione così positiva. «I dati del Pil sono molto incoraggianti - dice Luca di Montezemolo, che accompagna Prodi nella visita in India - e se guardiamo al più 2,4% della produzione industriale e all’8,6% di crescita dell’export - aggiunge il presidente della Confindustria - si dimostra il ruolo fondamentale che hanno avuto le imprese».
Buone prospettive 2007. Lo scatto di fine 2006 fa ben sperare per l’anno in corso. Montezemolo è ottimista. L’Isae prevede che la crescita del Pil nel 2007 sarà buona. «Gli indicatori congiunturali - spiegano all’Istituto di analisi economica - segnalano una possibile decelerazione all’inizio dell’anno. Tuttavia, dato il trascinamento positivo del 2006 (1,2%), difficilmente la media 2007 risulterà inferiore all’1,5-1,6%». Questo nel peggiore dei casi. Una previsione analoga viene fatta dagli economisti di Unicredit. I dati 2006, osserva il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, indicano un «ingresso vivace» dell’economia italiana nel 2007. «Penso - aggiunge - che anche quest’anno potremo ottenere qualche punticino in più se il sistema riprende coraggio».
A chi il merito? Il mondo politico si disputa il merito della buona performance economica. «Si cominciano a vedere i risultati del lavoro svolto», osserva Prodi. «È l’effetto-Finanziaria», aggiunge Tommaso Padoa-Schioppa. Ma alle categorie, dalla Confcommercio alla Confesercenti, che sollecitano una riduzione delle tasse, il premier risponde picche. «Se la ripresa dura, penseremo a nuove strategie», si limita a commentare. Così, il centrodestra non risparmia gli attacchi al Professore: se l’economia tira, il merito è del governo Berlusconi, dice l’opposizione. «Prodi si pavoneggia con penne non sue», attacca Fabrizio Cicchitto (Forza Italia). E per Mario Baldassarri (An) i dati smentiscono la «teoria del declino» del Paese, evocata continuamente dal governo nei mesi scorsi.