L’ULTIMA DI ROSSI: RICONVOCA LIPPI

«Riformeremo la giustizia sportiva, sei gradi di giudizio sono assurdi»

Franco Ordine

nostro inviato a Napoli

«Lo vedi Gennarì? Quel signore è il professor Guido Rossi, commissario della federcalcio che ha mandato in B la tua Juventus...». Il professor Guido Rossi ha una stazza imponente ed è possibile cogliere questo privatissimo scambio d’opinioni tra padre e figlio, all’aeroporto di Capodichino, mentre il nostro è disciplinatamente in coda per imbarcarsi alla volta di Milano. A soccorrerlo interviene Sergio Di Cesare, ex giornalista sportivo, oggi responsabile dell’ufficio esteri della Figc: gli passa il ticket e oplà la coda è aggirata.
Caro professor Rossi, funziona l’ufficio esteri della federcalcio, eh?
«In federcalcio non funziona niente ma quell’ufficio è una bomba. Fuori di battuta, Di Cesare è un collaboratore preziosissimo per la federcalcio. Eppoi conosce tutti, alla Fifa e all’Uefa».
E queste sono magie che possono capitare solo a Napoli...
«Come l’accoglienza di sabato notte allo stadio. Io non avevo mai assistito a un entusiasmo del genere. Mi sono accorto dell’ingresso della coppa del mondo, a bordo dell’auto azzurra, dal tremolio del mio seggiolino in tribuna d’onore. Ho provato una emozione molto forte».
Non sarà capitato lo stesso a fine serata, dopo l’1 a 1...
«Naturalmente no. E ho dovuto incoraggiare tutta la Nazionale che sembrava reduce da una sconfitta invece che da un pareggio, tra l’altro immeritato. Già perché, tutto sommato, non abbiamo avuto la fortuna che altre volte ci ha strizzato l’occhio. E infatti mi sono fermato a parlare a lungo con Cannavaro, il capitano: aveva una faccia, poverino. Era depresso».
Che parole ha usato?
«Ho ricordato che la Lituania è più allenata di noi da cinque turni del loro campionato, ho ripetuto che troveremo sempre e soltanto avversari col coltello tra i denti, decisi a renderci durissima la vita. E ho concluso sostenendo che siamo solo all’inizio della nuova avventura europea».
Anche lei crede alla sfortuna del dopo mondiale?
«Io ho capito in anticipo che sarebbe finita maluccio da un episodio, uno solo, capitato verso la fine. Ho visto che un difensore della Lituania ha fermato, col piede, la palla di Gilardino sulla linea della porta. Ma ci sono altri motivi di soddisfazione».
Ad esempio?
«Il rilancio di Antonio Cassano. Ha visto che partita? Sembrava uno perso, la Nazionale l’ha recuperato a tutti gli effetti. E i tecnici mi hanno detto che si è presentato al ritiro di Coverciano in grande forma fisica. L’arrivo di Capello, a Madrid, deve avergli giovato».
Ha sentito Lippi in queste settimane?
«L’ho sentito spesso al telefono e l’ho incontrato personalmente. È venuto a trovarmi alla Maddalena, abbiamo chiacchierato a lungo. Gli ho fatto anche una proposta di lavoro per il futuro. Sono convinto che alla fine accetterà».
Di che si tratta?
«Uno come lui che è arrivato in cima, che ha vinto il mondiale per nazionali e per club, deve trovare nuovi stimoli ed entusiasmo, deve cambiare ruolo. Deve diventare una specie di testa pensante delle squadre nazionali in federcalcio, lui sopra, a tessere le fila, a coordinare il lavoro di tutte le squadre. Appena si sarà stancato delle vacanze, tornerò all’attacco. Lippi non ha dimenticato quel che è successo due settimane prima del mondiale».
E cioè?
«Ma si ricorda il pressing a cui fui sottoposto? I giornali, tutti i giorni, sparavano a zero sul ct, mi chiedevano di lasciarlo a casa, di cambiare cavallo al volo per salvare l’onore del calcio italiano. Io andai a Coverciano, per un’ora mi fermai a guardare come teneva il gruppo di calciatori e collaboratori, entrai in sala stampa e dissì: questo signore non si tocca. Sono mica pazzo a cambiare in corsa il ct a pochi giorni dal mondiale!».
Nel frattempo tra una settimana si ricomincia col campionato...
«Ed è un’occasione unica per passare finalmente dalla patologia alla normalità. Ne abbiamo tutti bisogno. Ma a una condizione: che non si ricada più in certe cattive abitudini».
La Juve si è fermata giusto in tempo.
«Fifa e Uefa ci hanno dato una mano importante. Blatter, con il provvedimento sulla Grecia, ha fatto capire che non scherzava. L’Uefa ci ha detto chiaro e tondo cosa sarebbe accaduto alla Juve. Poi c’è stato anche dell’altro».
A cosa si riferisce?
«All’intervento del presidente di Fiat Luca Cordero di Montezemolo sull’uso del buon senso. E guardi che non si riferiva a noi della federcalcio, parlava alla dirigenza della Juve».
Certo. E adesso spazio alle riforme.
«Fin qui mi sono misurato con argomenti che non conoscevo, ora comincio a fare, finalmente, il mio mestiere. Una riforma urgente riguarda il numero, incredibilmente alto, dei giudizi in materia di giustizia calcistica. Le pare possibile che per un settore come quello del calcio ce ne siano addirittura sei? Bisogna sfoltire, sforbiciare. Uno, due e tre: certezza della pena e via».
Abbiamo visto che ha fatto pace con Matarrese, il nuovo presidente della Lega...
«Un attore. Un attore nato».
Professor Rossi, verrà a Parigi?
«Sto provando a rinviare un impegno. Ci terrei molto».