L’ultima sanatoria della Bindi: a scuola anche i figli dei clandestini

Polemica con Milano che li esclude dall’asilo: "Razzisti". La secca replica: "È così da anni e in tutta l'Italia"

da Milano

Tutti i bambini, compresi i figli dei clandestini, hanno diritto a frequentare l’asilo. Secondo il governo, i Comuni dovrebbero assicurare un servizio gratis alle famiglie che vivono nel Paese da irregolari, anche a costo di toglierlo a quelle italiane. Perché, va detto, se quelle del ministro alla Famiglia Rosy Bindi e della Solidarietà sociale Paolo Ferrero non rimanessero boutade c’è il rischio che le liste di attesa si allunghino a dismisura. L’antefatto: ieri mattina appare sul quotidiano La Repubblica la notizia che Milano non garantirà l’asilo ai bambini senza permesso di soggiorno. «I figli di irregolari non sono mai stati accettati - puntualizza l’assessore alle Politiche sociali del Comune, Mariolina Moioli -, non è cambiato nulla rispetto all’anno scorso, e nemmeno rispetto a due o tre anni fa. Chi è clandestino non è in grado di dimostrare la residenza, il reddito Isee, e secondo una legge non di Milano, ma nazionale, non si offre il servizio della materna gratuita a chi è sprovvisto di questi requisiti. Se cambiassero le regole provvederemmo ad adeguarci, ma oggi in nessun Comune d’Italia i figli di irregolari vengono accolti all’asilo». La diatriba, casomai, sorge sulla nuova circolare (la numero 20 del 17 dicembre 2007) appena emessa dall’amministrazione milanese. Fino all’anno scorso, a febbraio venivano accettati con riserva i bambini di famiglie straniere che avrebbero ottenuto il permesso di soggiorno entro il primo ottobre. Quest’anno, invece, le famiglie irregolari avranno la possibilità di iscriversi purché ottengano il permesso di soggiorno entro il 29 febbraio 2008. Ma chiarisce i dubbi l’assessore: «È un passo avanti, abbiamo tolto la riserva e dato a chi è in attesa di un rinnovo la possibilità di entrare subito nella lista ufficiale, avendo gli stessi diritti di tutti i bambini che al 29 febbraio possiedono i requisiti per avere un posto all’asilo. Le famiglie ancora in attesa del rinnovo e del certificato di residenza quindi vengono prese in considerazione nelle graduatorie senza alcuna riserva». Chi dovesse ottenere invece il permesso soltanto dopo il 29 febbraio sarà ammesso, durante tutto l’anno, ma in relazione ai posti disponibili. E Moioli fa presente che ad oggi nel capoluogo lombardo sui 21.481 già assegnati «ne abbiamo ancora 70 liberi e non ci sono liste d’attesa. Alla fine nessuno resterà fuori».
Eppure, sono immediate le polemiche. La circolare del Comune, insorge Rosy Bindi, «è un pessimo esempio di politica locale. Non sono tollerabili discriminazioni di alcun genere nell’accesso a servizi essenziali come le scuole d’infanzia. Tutti i bambini, compresi i figli degli immigrati privi di permesso di soggiorno, hanno diritto a frequentare l’asilo». Ancora più duro il ministro Paolo Ferrero, che bolla l’iniziativa di Milano come «razzista, peggio di quella di Cittadella. Risponde alla stessa logica, emarginare e rendere invisibili i clandestini, ma in questo caso puntando a colpire i bambini». Stizzita la replica del vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato: «Qual è il Comune in Italia che assiste i figli dei clandestini?». Ancora più sdegnata la Moioli: «Da che pulpito viene la predica - ha detto rivolgendosi alla Bindi, che non l’ha mai ricevuta ufficialmente -. Il ministro dovrebbe far leggere meglio ai suoi le circolari e poi promuovere politiche serie per la famiglia, investendo molto di più sui servizi per l’infanzia». Infine, rincara la dose, «dovrebbe spiegare a me e a tutti i Comuni quando questo governo sarà in grado di proporre un piano per programmare le presenze degli stranieri e rendere compatibile e umana la loro vita nel nostro Paese».