L’ultima di Savona Al Pd manca il timbro e l’ufficio elettorale chiama il consigliere

Una storia senza fine che ogni giorno si arricchisce di nuovi colpi di scena. Un trhiller pieno di suspense che non si guarda nelle sale cinematografiche ma che si vive ogni giorno nel confronto elettorale diventano, ormai, più tra Pdl e magistratura che tra Pdl e Pd. L’ultimo colpo di scena, in ordine cronologico, è quello che arriva dall’ufficio elettorale del comune di Savona e, a raccontarlo, è lo stesso consigliere comunale del partito Democratico protagonista dell’episodio. Uno che se la potrebbe battere con Angelo Barbero. Se il primo di è dimenticato di scrivere il nome «Albenga» in calce ai fogli delle famose 370 firme, il secondo ha dimenticato di apporre il timbro e segnare con quale qualifica apponeva la sua firma. E allora? Anche il Pd «squalificato»? Macché. Il fatto sta tutto lì. Mentre agli esponenti del Popolo della Libertà è stata ricusata la lista, lo «sbadato» Livio Giraudo è stato chiamato dall’ufficio elettorale del suo Comune per correggere l’errore. «Guarda che qui manca il timbro», gli è stato detto, così Giraudo ha avuto la possibilità di andarsi a ritirare il foglio in Comune, tornare a palazzo di Giustizia e timbrarlo per poi riconsegnare il tutto come se nulla fosse accaduto.
E qui starebbe il dolo. Perché al Pd è stato fatto il favore e al Popolo della Libertà no? In fondo trattatasi alla stessa stregua di vizio di forma. Lo stesso, o simile se vogliamo, di quello che è accaduto ad Angelo Barbero con l’omissione della dicitura «Albenga». Eppure lì c’erano timbro e specifica della carica di consigliere comunale.
Sempre ieri l’Associazione nazionale magistrati è intervenuta su dichiarazioni rilasciate da Michele Scandroglio (deputato Pdl) ad una trasmissione di Radio 24: «Destano sconcerto e preoccupazione le dichiarazioni di Scandroglio, che ipotizzerebbe un complotto dei magistrati componenti dell’ufficio elettorale di Savona in merito alle decisioni recentemente assunte in vista delle consultazioni provinciali».