L’ultima scalata del Grillo: «Il K3 è la mia tomba»

Ha conquistato il K3 ed è morta. Cristina Castagna, vicentina, «il grillo», dopo aver assaporato la gioia della vetta con Gianpaolo Casarotto, lo scalatore che l'accompagnava in questa ennesima avventura, è precipitata appena raggiunto il suo quinto ottomila, il Broad Peak (8.047 m.).
Li immaginiamo lassù, mentre si abbracciano e per un attimo allentano la tensione della salita sul gigante pakistano, nella catena del Karakorum, sul confine con la Cina, estrema propaggine occidentale della catena himalayana. I volti si rilassano in un sorriso, lo sguardo spazia lontano, verso l'orizzonte di cime infinite, il K2 è lì di fronte, solo 600 metri più alto. Si scattano le foto di rito, il pensiero vola a qualcuno a cui dedicare la salita. Pochi secondi poi i loro visi tornano cupi, concentrati. Tutti gli alpinisti esperti come loro lo sanno: la discesa è forse ancor più delicata.
I due scalatori erano partiti dall'Italia il 10 giugno. Atterraggio a Islamabad, poi via, più di mille chilometri sulla Karakorum Highway fino a Skardu, la città fondata da Alessandro Magno nel Pakistan settentrionale. Con le jeep Cristina aveva raggiunto Askole, un villaggio poverissimo ai confini della civiltà. Da quel punto ancora un lungo trekking, in parte sul ghiacciaio, per arrivare ai piedi dei giganti, i due Gasherbrum (il GI e il GII), il Broad Peak e il K2. Dopo il Broad Peak Cristina voleva salire il GI (8.068 m.), fratello maggiore della montagna cantata da Fosco Maraini, possibilmente durante questo stesso viaggio.
«Si trovava una decina di metri di fronte a me - ha spiegato Gianpaolo Casarotto - quando all'improvviso Cristina è scivolata. Ha sbattuto contro alcune rocce ed è andata a finire in un crepaccio. Quando sono riuscito a raggiungerla non c'era più nient'altro da fare che piangere».
Ma forse Cristina sentiva che questa sarebbe stata la sua ultima ascesa. In casa aveva lasciato un biglietto, che ora suona drammaticamente profetico: «Se mi succederà qualcosa lasciatemi dove la montagna mi ha chiamato a sé». Sopra i 6.000 metri - e la caduta è avvenuta oltre quota 7.000 - gli elicotteri non possono volare per motivi tecnici e quindi, nemmeno volendo, si sarebbe potuto portare a valle il suo corpo.
Aveva solo 31 anni Cristina, fra le migliori della nuova generazione di himalayste, e faceva l'infermiera a Vicenza. «Mi sono preparata bene e sono fiduciosa di poter conquistare entrambe le vette», disse anche a colleghi e amici prima di partire. Adesso, sul suo sito web, intasato dal dolore, c’è chi la esorta a non fermarsi. «Deve ancora scalare le nuvole».