L’ULTIMA SCENEGGIATA

Ci saranno ventidue calciatori in campo, gli allenatori in panchina, lo stadio esaurito. Ci sarà anche l'arbitro, se Moggi nel frattempo non l'avrà chiuso a chiave dentro lo spogliatoio. Ci saranno forse i gol, gli abbracci, le sostituzioni, il commento tecnico e le interviste del dopo partita. Ci sarà tutto quello che ci vuole in una importante giornata di calcio. Peccato che, tra una cosa e l'altra, non ci sia più il calcio.
Benvenuti nella domenica più assurda che la storia del pallone ricordi. La Juve scende in campo per vincere uno scudetto e non sa nemmeno che numero di scudetto sia. Forse è il 29° come recitano gli album, forse il 28° perché quello dell'anno scorso sarà revocato, forse addirittura il 27°. O forse, a dirla tutta, questo scudetto non esiste proprio, perché per la classifica la Juve è in testa alla serie A, ma i giornali scrivono che ha già un piede in serie B. E l'altro, forse, addirittura in C2. Benvenuti nella domenica dello scudetto che non c'è. E tutto considerato, nemmeno la retrocessione è il guaio peggiore.
Ma sì: benvenuti nella domenica della festa al sapore di manette e champagne. Con una mano si prende il tricolore, con l'altra l'avviso di garanzia. Dove c'era lo spirito di squadra adesso c'è il sospetto di associazione per delinquere. Se si parla di difensori nessuno pensa allo stopper e al terzino ma a un avvocato penalista. Se si parla di uscita del portiere nessuno pensa all'area di rigore ma all'uscita dalla Procura, non a un cross ma alla fine dell'interrogatorio. E guai a chi, nello spogliatoio, dice: «Scommettiamo che si vince?». Oppure: «Intercettiamo più palloni». Di intercettazioni, per il momento, ce ne sono già fin troppe.
La Juve gioca con la Reggina, vuole battere il Milan, ma ha il pensiero fisso all'Albinoleffe: che ci volete fare? Tra un po' dovrà vedersela con avversari un po' meno blasonati del Real Madrid e lo scudetto che oggi si appunterà sul petto purtroppo per i bianconeri non funziona da paracadute. Si precipita giù lo stesso. Dallo stile Agnelli agli inferi. Magari dopo un brindisi, ma non è detto che basti per dimenticare quanto fa male.
Non è il Titanic, è peggio. La festa che si consumerà nelle prossime ore non godrà della sconsiderata ignoranza del destino che rendeva lievi le danze sul transatlantico. Piuttosto qui siamo ai bagordi di fine impero romano, siamo alle feste nelle corti decadenti, qui c'è piena consapevolezza che un mondo sta per finire eppure ci si inebria fino all'ultimo, come se un tramonto fosse davvero qualcosa per cui ci si può inebriare.
Diciamocelo: è una sceneggiata. Anzi: è un carnevale. L'ultima festa in maschera, il baccanale sotto travestimento, la baldoria apparentemente sfrenata ma in realtà malinconica di chi sa che sta per cominciare la quaresima. Coriandoli di allegria che non fanno in tempo a toccare terra e sono spazzati via dal vento dell'inchiesta. Dicono che il calcio fosse amministrato da una cupola, ma adesso per salvarlo non basterebbe l'intero cielo stellato.
E allora forse sarebbe stato meglio non giocarla questa domenica di calcio malato. Sarebbe stato meglio prendere la bandiera bianconera e trasformarla, umilmente, in bandiera bianca. Tanto di nero, per la Juve, c'è gà il futuro. Sarebbe stato meglio arrendersi. E dare un primo segno: un giorno di silenzio, magari anche un po' di vergogna, campionato annullato con una lettera di scusa a tutti quelli che ci credevano davvero. Non sarebbe cambiato nulla, certo: scudetti revocati, retrocessioni, radiazioni, esclusioni dai mondiali, magari anche condanne severe nei tribunali. Nessuno, se ha sbagliato, può pensare di evitare le pene future. Ma forse, almeno, si poteva evitare questa pena di oggi.