L’ultima sfida di Donatella Versace «Farò della Cina la nuova New York»

La stilista ha riaperto lo storico negozio sulla Fifth Avenue: «Qui sono a casa mia, da qui parte il rilancio del nostro marchio. Il futuro? Conquistare anche l’Oriente»

Giuseppe De Bellis

nostro inviato a New York

Posa, sorriso, scatto: flash, flash, flash. Un altro. Donatella Versace non si stanca mai: «Questo è un mondo fantastico». Alle quattro del pomeriggio è già pronta. Dice che non c'è da stupirsi: «Sono emozionata». Eppure non dovrebbe essere così: nel mondo fantastico vive da sempre, conosce segreti e difficoltà. Sa che cosa vuol dire la pressione. È una abituata alla notorietà: il marchio della sua famiglia in America è uno status symbol. Nel mondo anche. Quanti giorni ha vissuto così? Molti. «Ma questo è diverso». È una giornata da cerchietto rosso, per lei: l'azienda, l'America, il futuro. Poi ci sono le star: è amica di Madonna e di mille altre celebrities, da Naomi Campbell a Cindy Crawford, da Elton John a Benicio del Toro. Tutti la cercano: Donatella, Donatella, Donatella. Allora di nuovo: posa, sorriso, scatto. Flash. Lei è l'amica. Significa cose normali. Allora al matrimonio di Elton John s'è fiondata a Londra da lui per mettergli a punto l'abito con le sue mani. Lei smentisce: «Era tutto programmato da tempo». Adesso è qua a New York. Gode di un momento suo: la riapertura dello storico store di Fifth Avenue. L'emozione è tutta per questo appuntamento che forse è un nuovo inizio: «Questa città la sento mia. La adoro».
Donatella, che momento è questo per lei?
«Felice. Per l'azienda e per me. Siamo nel pieno di un nuovo ciclo Versace, ci stiamo mettendo molta energia e molta passione. Sono convinta che siamo solo all'inizio».
C'è qualcosa che non le piace della moda?
«No. È un mondo stupendo. Quale altro ambiente ti permette di conoscere tanta gente interessante? Nessuno. È creativo e vivace. Qui ci sono artisti e persone di cultura. Mi piace molto, continua ad affascinarmi sempre. E poi è il mio lavoro».
E quelli che parlano male del mondo della moda?
«Quelli che vivono all'interno e lo criticano sbagliano. Non mi piace la gente che si lamenta».
Lei è molto legata a New York perché?
«Perché qui ho praticamente vissuto dodici anni della mia vita. È una città meravigliosa. Ho molti amici. È una città moderna, vitale. Quando ci ho vissuto sono stata molto bene. Oggi ci vengo meno. È incredibile, però è diventato così: Milano è il mio lavoro, adesso New York è la vita sociale».
Pochi mesi fa, per la prima volta ha deciso di stare dall'altra parte: essere una testimonial. Che esperienza è stata?
«Fare le fotografie non è stato difficile. Eravamo nel periodo della produzione della nostra pubblicità con Madonna. I fotografi e tutto lo staff mi hanno fatto sentire molto a mio agio. Quando mi hanno contattata per essere la testimonial della campagna contro il tumore al seno sono stata contenta. Non bisogna dimenticare: ogni anno muoiono 1,6 milioni di persone. Però un po' mi sono stupita: io, abituata a vedere le modelle bellissime, non mi sarei mai aspettata che avrebbero chiamato me come testimonial».
È un'esperienza che rifarebbe?
«Se me lo offrissero di nuovo, sì».
Adesso, invece, New York, il negozio rinnovato, l'azienda che va bene. Quanto ha aspettato questo momento?
«Tantissimo. Fa tutto parte del piano di rilancio dell'azienda e del nostro marchio. E quest'evento è la cosa che ho atteso di più. Lo ripeto, New York è una città speciale. E quest'evento se lo ricorderanno in molti. Avrà moltissima risonanza. Era da molto tempo che non facevamo una cosa del genere. Questo è il primo grande evento ufficiale del gruppo dopo la retrospettiva del Metropolitan Museum nel 1997. Abbiamo aspettato proprio perché volevamo farlo bene. Certe cose o si fanno un certo modo o non si fanno».
Ci sono molte celebrità che sono qui per lei oggi. Che rapporto ha con loro?
«Ottimo. Con molti di amicizia. Qui oggi non vengono solo per fare una parata. Noi siamo l'azienda delle star. È il nostro modo di comunicare. C'è un rapporto strettissimo, come un filo che ci lega. Siamo un marchio riconoscibile e loro ci apprezzano anche per questo».
Quanto conta l'immagine per lei?
«Nel cinema, nel mondo dello spettacolo in genere, nella moda è fondamentale. Non è vero che conta la sostanza. Se non c'è l'immagine nessuno si accorge della sostanza».
Che cosa s'aspetta da questo momento in poi?
«Molto. Continueremo con i nostri programmi. Entro la fine dell'anno completeremo la ristrutturazione dei negozi di Los Angeles, Miami, Houston e Parigi. E continueremo a lavorare con l'entusiasmo e la passione con la quale lavoriamo oggi».
Il futuro più lontano, invece? Qual è il mercato che la affascina di più?
«Noi vogliamo continuare a essere forti qui in America, perché è un mercato molto importante. Dobbiamo riattaccare l'America. E il punto vendita di New York è una vetrina meravigliosa. Non è solo gli Stati Uniti, in questo caso. Ma è il mondo. Poi l'Asia. La Cina, soprattutto. È un mercato dove andiamo già bene, ma abbiamo prospettive di miglioramento».
E lo stile in che direzione va?
«Vogliamo una donna sofisticata, ma con meno dettagli. Più di sostanza, ma sensuale. E poi la nostra medusa. Quella resterà sempre».