L’ultima sparata Gli anti Cav all’attacco

RomaRicatto a mezzo stampa: «Berlusconi lasci e noi gli blocchiamo i processi». La proposta indecente arriva dal presidente dell’Udc Rocco Buttiglione che, dalle colonne del quotidiano Avvenire, spiega i termini dello scambio: «Berlusconi passi la mano, lasci la guida del governo e i suoi processi penali verranno bloccati. Tutti». Si può fare? No. «Noi lo garantiremo da vendette, da rappresaglie, da espropri, dal carcere», dice Buttiglione che poi svela che l’opzione non è una boutade: «Stiamo lavorando in questa direzione e c’è un modello americano da prendere come esempio: Ford diede a Nixon il perdono presidenziale e bloccò i processi che erano iniziati con lo scandalo Watergate. Lui strappò Nixon dal carcere e noi potremmo fare altrettanto con per Berlusconi». È evidente che nel nostro stato di diritto non c’è alcuna norma che possa legittimare lo stop di un processo per ragioni politiche ma poi Buttiglione lancia un messaggio sibillino: «Il capo dello Stato potrebbe collaborare per individuare una strada, per immaginare una via d’uscita». E ancora: «Napolitano sa da sempre che in momenti drammatici bisogna avere il coraggio di decidere fuori dall’ordinario». Trovato un salvacondotto per il premier, l’obiettivo ideale per Buttiglione sarebbe quello di «aprire una fase nuova, far nascere un governo di responsabilità che possa rassicurare i mercati». Ossia il solito esecutivo formato nel Palazzo, a prescindere dalla volontà dei cittadini. Poi, un altro concetto che scatta una foto impietosa di come funziona la giustizia in Italia: «Silvio ci ascolti: se uscirà bene, molti peccati gli verranno perdonati, altrimenti il rischio è che gli vengano addossati anche quelli che non ha commesso». Addossati anche quelli che non ha commesso?
La bomba di Buttiglione ovviamente fa molto rumore. E gli altri pezzi d’opposizione concordano? A parlare per il Pd è Paolo Gentiloni: «Non credo ci sia la possibilità di bloccare i processi: siamo in uno Stato di diritto». Peccato che l’onorevole non si fermi qui e aggiunga una frase con la quale di fatto ammette il furore giustizialista di alcune Procure: «Non c’è dubbio che di fronte a un Berlusconi che abbandona la politica verrebbe meno il conflitto d’interessi e quindi certamente ci sarebbe un minore accanimento nei suoi confronti». Quindi l’accanimento c’è. Dal fronte futurista parla Bendetto Della Vedova, estremamente più cauto: «Nessuno pensa a una vendetta politica nei confronti i Berlusconi. Altra cosa sono le vicende processuali. Certo, il salvacondotto giudiziario ad personam non è previsto dal nostro ordinamento».
Il dipietrista Massimo Donadi, invece, trasecola: «Spero che quella di Buttiglione sia una provocazione e non una cosa reale: grazie a Dio viviamo ancora in uno Stato di diritto e non in uno Stato delle banane. In ogni caso spero che Berlusconi lasci il governo quanto prima e che affronti i suoi processi, in un processo giusto».
Per l’avvocato e onorevole Pdl Maurizio Paniz «l’offerta è irricevibile con tutto il rispetto per la grande cultura dell’onorevole Buttiglione. Non c’è alcuna possibilità neppure di leggerla, la proposta. Non è previsto alcun salvacondotto per nessuna carica istituzionale. Forse le sue parole sono andate oltre e Buttiglione indendeva dire: “Silvio lasci e noi gli staremo umanamente vicini”».
Non risponde direttamente a Buttiglione ma alla sinistra e a certi magistrati, il Guardasigilli Francesco Nitto Palma. Il quale, parlando di intercettazioni, accusa: «Basta con le fughe di notizie che riguardano la vita personale e tendono a demonizzare il soggetto mirando al suo abbattimento etico». E ancora: «I processi si fanno nei tribunali e non sulla stampa e deve essere sempre garantito il soggetto più debole, cioè l’imputato». Poi l’accusa all’opposizione: «La sinistra non riuscendo a vincere nelle urne vuole percorrere la strada della spallata giudiziaria».