L’ultima «specie» non protetta

Rino Cammilleri

Lo storico e sociologo americano Philip Jenkins aveva intitolato così un suo libro di pochi anni fa dedicato allo studio dell’anticattolicesimo: L’ultimo pregiudizio accettabile. In un mondo (occidentale) sempre più rispettoso, fino al servilismo, di ogni credo, opinione e financo capriccio, sono sempre più ristretti gli spazi di espressione, tanto da far chiedere se davvero non stiamo finendo per vietarci tutto. Bisogna infatti essere molto prudenti quando si parla e si scrive, perché la satira e la critica sono sempre più a rischio. O, meglio, il rischio lo si corre quando ci se la prende con quelli più grossi di noi, con lobby potenti o interessi ben protetti. Infatti, a denunciare le violazioni dei diritti umani in Cina si corre il rischio di vedersi sconfessati o addirittura censurati perché gli affari sono affari e con la Cina tutti vogliono farne. A parlare della condizione della donna nell’islam si rischia la fine di Theo Van Gogh e di quella deputata olandese di origine somala, costretta ad espatriare per un documentario peraltro mai trasmesso. Anche l’autore danese delle famigerate vignette su Maometto ha dovuto far fagotto verso lidi più salubri. E, lo ricordiamo, in Italia un ministro ha dovuto dimettersi sommerso dagli insulti. Lo storico inglese Irving è in galera in Austria per aver minimizzato l’Olocausto e a nulla gli è servito dichiararsi pentito.
Com’è noto, a non essere rispettosissimi degli ebrei e perfino della politica israeliana c’è da beccarsi dell’«antisemita», che può portare alla morte civile. Sugli omosessuali - ci avete fatto caso? - nessuno osa far vignette o scherzare. Un cristiano non può neanche dire che per la Bibbia gli atti omosessuali sono peccato, sennò fa la fine di Buttiglione, giubilato in sede europea per avere espresso, perentoriamente sollecitato, la sua libera opinione (due pastori protestanti, uno in Svezia e uno negli Usa, si sono visti appioppare una condanna penale per i loro sermoni sul tema). A lamentarsi del comportamento di certi zingari o di certi immigrati ci si prende del «razzista» e il linciaggio è pressoché sicuro, tanto che ormai anche la gente comune, mangiata la foglia, se intervistata per strada dice il contrario di ciò che pensa: tanto forte è la paura dell’inquisizione diffusa da avere creato l’inedito fenomeno dell’autocensura preventiva. Anche perché ci sono ormai leggi precise, come la Mancini da noi, che sanzionano la critica a determinate minoranze. Così, l’«ultimo pregiudizio accettabile» è rimasto quello anticattolico, che non è sanzionato penalmente, nemmeno civilmente e neanche - figurarsi - a mano armata.
Il cattolicesimo è la religione del perdono e del porgi-l’altra-guancia, e non è affatto minoritario: due buoni motivi per esercitarsi a offenderlo, sicuri non solo dell’impunità ma anche della pubblicità, visto che lo scandalo suscitato ha sempre vasta ripercussione. E, se qualcuno protesta, si ha buon gioco nel gridare alla censura, atteggiandosi a vittima dell’intolleranza papista. Ne sanno qualcosa certi vignettisti e fotografi italiani, che non oserebbero mai ritrarre qualche aspetto dell’islam ma si sono ben distinti nello sfiorare la bestemmia contro la religione in cui sono nati. Ci sono negozi di chincaglieria griffata in cui la Madonna di Guadalupe o quella di Lourdes o il Sacro Cuore compaiono sugli scaffali frammisti al kitsch più volgare e costoso. Ma una mostra, sponsorizzata dalla Banca del Brasile, è stata chiusa d’urgenza perché i cattolici brasiliani hanno minacciato di ritirare i loro depositi. Tra le «opere d’arte» esposte, una rappresentava un organo genitale maschile formato da un rosario. L’«artista» non ha avuto la gola tagliata né è finito in galera, naturalmente; anzi, l’aureola di «martire dell’intolleranza» sicuramente lo lancerà nell’empireo delle stelle, come accade a tutti i «trasgressivi» che hanno l’accortezza di prendersela con il cattolicesimo. Dan Brown col suo Codice da Vinci ha affermato che Cristo non era affatto il Figlio di Dio ma uno qualsiasi. Immaginate cosa sarebbe successo se avesse detto che Maometto non era il Profeta. O che Hitler non aveva tutti i torti. Non avrebbe fatto in tempo neanche a dirlo, perché sarebbe stato cacciato a pedate da tutti gli editori cui avesse osato proporre cose del genere. Invece è diventato straricco e corteggiato. È fresca la notizia di un documentario favorevole all’aborto che il governo argentino sta finanziando e che verrà proiettato nelle scuole: in esso si fa del sarcasmo sull’Incarnazione e Maria vi appare come una vittima della società maschilista.
C’è qualcosa di malato in questa ostilità delle élites culturali e politiche contro Cristo, qualcosa che fa il dolente paio con la succube e servile vigliaccheria dimostrata da queste stesse élites nei confronti di ogni altra realtà. È proprio un mysterium iniquitatis che da una parte conferma, ahimè, il Vangelo («...se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi»); dall’altra richiederebbe l’intervento dell’esorcista.