L’ultima tentazione di Barack: Terminator ministro dell’Energia

DIFESA Il democratico potrebbe chiedere a Robert Gates di mantenere per qualche mese la poltrona

nostro inviato a Chicago
L’ultima tentazione di Barack Obama? Arnold Schwarzenegger superministro dell’Energia. È solo una voce, ma trapela da Chicago ed è ritenuta credibile, sebbene in apparenza assurda. Appena una settimana fa, il governatore della California aveva preso in giro il candidato democratico in un comizio in Ohio. «Mi sembra gracilino, avrebbe bisogno di mettere un po’ di forza e non solo nei suoi muscoli», aveva dichiarato mandando in visibilio il popolo repubblicano. E poi critiche pesanti al suo piano economico: «Vuole distribuire la ricchezza sul modello sovietico». Ma Barack Obama, notoriamente, non è suscettibile e sa che in campagna elettorale certe licenze sono quasi obbligate. McCain aveva bisogno di una mano e Schwarzy non si è negato. A modo suo. Al cinema era Terminator, lo è anche in politica, soprattutto quando sale su un podio. Sferzante, esplosivo, spettacolare, non concede nulla all’avversario. Ma dietro le quinte Arnold è un altro uomo e in questi anni si è dimostrato un ottimo governatore della California capace di sfidare il partito repubblicano, imponendo misure molto incisive per la tutela dell’ambiente. Il primo vero conservatore verde.
In questi giorni, su Internet è ricomparsa un’intervista rilasciata da Barack Obama a Abc nel dicembre del 2007, in cui non soltanto elogiava Schwarzenegger, ma lo citava tra i repubblicani che avrebbe voluto portare con sé al governo. «Le misure adottate contro i cambiamenti climatici sono molto significative. Non sempre sono d’accordo con lui, ma ha dimostrato una caparbietà e una capacità di leadership di cui si sente la mancanza a Washington», aveva dichiarato Barack. Sì, è da undici mesi che pensa di offrigli un posto.
E scavando negli archivi si scopre che la stima è corrisposta. Nel gennaio di quest’anno, Arnold asupicava che i due candidati alla presidenza fossero John McCain e Barack Obama, quando nessuno dei due era favorito per le nomination. Preveggente, non c’è che dire. E poi è sposato con Maria Schriver, una Kennedy, che è sempre rimasta democratica e che l’estate scorsa ha dichiarato il proprio sostegno al senatore dell’Illinois. Tra l’altro il mandato di governatore è in scadenza e Arnold Schwarzenegger deve riprogettare il proprio futuro politico. Le coincidenze appaiono propizie.
Obama promette da mesi un’amministrazione il più possibile bipartisan e potrebbero essere addirittura due i ministri repubblicani. Ad esempio Colin Powell, l’ex segretario di Stato di Bush che a due settimane dal voto ha appoggiato pubblicamente Obama, rassicurando molti elettori indipendenti. Il democratico gli è riconoscente e sebbene l’ex generale abbia dichiarato di non nutrire ambizioni ministeriali, le sue quotazioni sono in ascesa. Un suo ritorno al Dipartimento di Stato appare improbabile, ma a Powell potrebbe essere offerta la guida del Pentagono, magari tra qualche mese. Anche l’attuale responsabile della Difesa, Robert Gates, è stimato dai democratici che potrebbero proporgli di restare in carica ancora per qualche tempo.
Il quarto nome che circola è quello di una vecchia gloria repubblicana, Richard Lugar, un conservatore convinto, che in apparenza non ha nulla in comune con Obama. Ma nel 2004 i due si sono scoperti e si sono piaciuti. Molto, soprattutto perché Barack è stato uno dei pochi politici ad aver mostrato attenzione al problema del disarmo nucleare e batteriologico, di cui Lugar è uno dei massimi esperti americani. Nel 2005 il senatore repubblicano portò con sé il giovane politico dell’Illinois in Russia e nelle altre repubbliche ex sovietiche; un viaggio che cementò l’amicizia tra i due e favorì una stretta collaborazione in Parlamento. Lugar sarebbe un ministro ideale, ma ha appena compiuto 76 anni e pare non voglia assumere un impegno tanto gravoso. E allora ecco spuntare Chuck Hagel, senatore uscente del Nebraska e negli anni scorsi una delle poche voci di destra critiche verso George W. Bush. Un repubblicano anomalo e combattivo, come piace a Obama.