L’ultima tentazione dell’Unione: far precipitare D’Alema dal Colle

La sinistra si spacca sul metodo, Quercia spiazzata. Diliberto accusa Rutelli e Boselli: partita l’offensiva per azzoppare il presidente Ds

Laura Cesaretti

da Roma

«Dentro l’Unione è partita l’offensiva per azzoppare D’Alema», ha confidato Oliviero Diliberto ai suoi al termine del vertice di ieri pomeriggio nel quartier generale prodiano di Santi Apostoli.
Il capo del Pdci, che dentro al vertice è stato il pasdaran della linea pro-D’Alema (sulla quale sono Rifondazione, Mastella e ovviamente Fassino), indicava come capifila dell’«offensiva» Francesco Rutelli, il leader della Rosa nel pugno Enrico Boselli e Antonio Di Pietro. Mentre Romano Prodi «è stato molto cauto», e si è limitato a indicare «un candidato che sia dell’Unione ma ottenga un atteggiamento positivo dalla Cdl». Il premier in pectore, anche se poco entusiasta dell’idea di mandare per sette anni al Quirinale il presidente della Quercia, non può certo esporsi troppo apertamente mettendosi contro il principale partito della sua coalizione. Anche perché è tutt’altro che chiaro come la partita andrà a finire, e da casa ds partono avvertimenti precisi: «Prodi sa di dover sostenere con molta determinazione la candidatura di Massimo, perchè se non va in porto rischiano tutti, non solo Fassino». Dove per «tutti» si deve intendere il Professore per primo.
Sta di fatto che il vertice di ieri non è servito a lanciare il candidato ds, ma a sancire che l’Unione è divisa sul «metodo» e dunque sul nome da portare lunedì in aula, e che per ora ne è uscita con una decisione interlocutoria: un incarico al consigliere prodiano Ricky Levi perché «sondi» Gianni Letta per capire gli umori della Cdl, con l’obiettivo di «verificare le condizioni per identificare una personalità capace, a partire dalla coesione del centrosinistra, di raccogliere un consenso così largo da permetterne la elezione sin dalle prime votazioni».
La formulazione del comunicato ha richiesto una lunga trattativa: Fassino aveva infatti chiesto di usare il termine «unanimità» al posto di coesione, Rutelli e Boselli si sono messi di traverso. E la ragione è semplice: se dalla trattativa informale con il centrodestra uscissero altri nomi (Giuliano Amato, per dirne uno non a caso), il criterio dell’unanimità consentirebbe ai Ds di stopparlo, magari per interposto Diliberto. Il quale nella riunione ha cercato di forzare a favore di D’Alema: «Presentiamo subito il candidato che è più forte in casa nostra, e vediamo i consensi che riesce a raccogliere in aula, senza cercarli preventivamente». Rutelli si è inalberato: «Noi abbiamo sempre sostenuto che sulle riforme costituzionali non si può andare a colpi di maggioranza, è inconcepibile proporre la strada opposta quando si tratta di eleggere il massimo garante della Costituzione». E a proposito di «metodo» ha sottolineato: «Quello usato per Ciampi ve lo siete scordato? Il criterio non era quello di proporre il candidato più forte in casa nostra, ossia Rosa Jervolino proposta dal Ppi, ma quello che raccoglieva il maggior consenso anche dell’opposizione. Così uscì Ciampi eletto al primo voto». E dalla Cdl, ha rincarato Boselli, sono arrivati solo secchi «no» a D’Alema. Il cui nome è stato messo sul tavolo da Fassino: «È lui che unisce il centrosinistra e che può trovare consensi in aula anche dall’altra parte», ha garantito. Franco Giordano, prossimo segretario di Rifondazione, ha suggerito di incaricare lo stesso D’Alema di svolgere consultazioni riservate con la Cdl, ma l’investitura-ombra è stata subito respinta e Prodi ha proposto il nome di Levi. «Si procederà rapidamente per verificare se esistono le condizioni per una larga maggioranza», si è limitato a dire il Professore ai cronisti.Quanto alla decisione su come votare da lunedì sarà un’Assemblea dei parlamentari, lunedì mattina, a definire la strategia: se scheda bianca (allo stato la più probabile), se fare subito il nome di D’Alema, ipotesi giudicata «difficile», o se convergere su un candidato di bandiera. Tutto dipende, ovviamente, dal risultato dei sondaggi di Levi, e dagli equilibri che matureranno nell’Unione. Uscendo dal vertice Rutelli ha concesso: «Vogliamo un largo consenso, ma non significa dare alla destra un potere di veto sui nostri candidati». Lasciando una porta aperta all’ipotesi che alla quarta votazione, con la maggioranza semplice, D’Alema entri in pista.
«I giochi sono tutt’altro che fatti», confidava il portavoce prodiano Sircana poco prima della riunione. Il candidato ombra, che ieri è rimasto asserragliato alla Fondazione ItalianiEuropei (ma in contatto telefonico con Fassino) continua però ad essere sicuro del fatto suo: «I voti ci sono, mercoledì è fatta».