L’ultima tentazione di Enrico e Roberta

(...) già io che oggi i due interessati potranno smentire categoricamente la notizia. Ci sta, è giusto così e diamo le due smentite per acquisite, così ci portiamo anche avanti col lavoro.
Però. Però, negli staff dei candidati qualcuno ha già iniziato a lavorare sull’ipotesi - che, al momento, resta un’ipotesi, chiaro - molto seriamente. E si pensa a una specie di modello Obama-Hillary Cliton, quando la moglie dell’ex presidente degli Stati Uniti fece un passo indietro, rendendosi conto che la sua candidatura sarebbe stata più debole di quella di Barack, ma appoggiandola la rese invincibile.
Dal punto di vista dei comunicatori, sarebbe una specie di «ticket dei belli». Visto che Enrico è stato apprezzato da Silvio Berlusconi, che lo impose capolista in Liguria, oltre che per le sue innegabili doti accademiche, anche per la sua avvenenza che avrebbe potuto piacere al popolo femminile. E, certo, nella compilazione delle liste del Pdl, l’elemento estetico ha avuto il suo peso. Quanto a Roberta Pinotti, dimenticate le autoreggenti (peraltro disegnate e non vere) nella foto di Porta a Porta, nel manifesto con cui annuncia gli incontri con i cittadini nei vari quartieri di Genova è bellissima. Roberta, con un maglione di quei colori pastello forte che sono la sua seconda pelle, dall’indaco al vinaccia, nella foto è più giovane delle sue ragazze. E il suo sguardo «cattivo», nel senso agonistico della politica, con cui si approccia generalmente ai dibattiti, lascia spazio a un’icona a metà fra il catalogo delle sante, Barbie nei suoi momenti più gentili, Miss acqua e sapone e la mamma del Mulino Bianco, una specie di nonna Papera che porta in tavola le torte ed i tacchini, però senza chignon.
Insomma, se il voto al ticket fosse sulla bellezza, sarebbero già entrambi sindaci. Alla faccia di Marta che, invece, ci tiene al suo look da streghetta. O di Marco Doria che, con la sua sinistra-sinistra, al massimo può contare sul fascino della simpatia di Graziano Mazzarello. Che però non è George Clooney.
Il disegno - sì, dico quello che verrà smentito oggi - prevederebbe che, qualora Roberta Pinotti vincesse le primarie, Enrico Musso potrebbe rinunciare alla sua candidatura e, a quel punto, potrebbe anche fare da vicesindaco alla senatrice di Sampierdarena. Politicamente, tutto questo avrebbe anche un senso che nasce dalla formazione del governo Monti. Sia Roberta che Enrico, infatti, stasera a Palazzo Madama voteranno a favore della fiducia al nuovo governo. Ma questo, in fondo, non dimostra niente, visto che per trovare parlamentari contrari occorrerà cercarli con il lanternino. Ma, soprattutto, Pinotti (per quanto riguarda il Pd) e Musso per il Terzo Polo sono ultrà del sostegno al governo. E il senatore genovese, vicesegretario del Partito liberale italiano e iscritto al gruppo Udc e Autonomie, che comprende per l’appunto il Pli, l’altro giorno è andato addirittura a dirlo nelle consultazioni al Qurinale insieme ad altri due tranfughi ex Pdl come Roberto Antonione e Fabio Gava. Insomma, dopo essere salito sul Colle, in nome di Monti, potrebbe fare un’alleanza con Roberta per governare sul mare.
Ultimi indizi: Roberta ed Enrico in Senato hanno imparato a conoscersi, a rispettarsi e a lavorare insieme in battaglie bipartisan, molte anche giuste e meritevoli, per il bene di Genova. E questo feeling parlamentare potrebbe essere portato anche a Tursi. Tanto che, nel dibattito del 10 ottobre a Palazzo della Meridiana, davanti agli occhi ammirati di Davide Viziano, nel dibattito «Genova e l’Italia, verso la Terza Repubblica?», i due sono stati talmente in sintonia da far esclamare il moderatore Enrico Cisnetto: «Potreste fare una lista insieme!». Sembrava un paradosso. Sembrava.