L’ultima traccia di Roveraro è nel metrò

da Milano
A undici giorni dalla scomparsa di Gianmario Roveraro, gli inquirenti si sono incontrati ieri mattina nella sala riunioni del comando provinciale dei carabinieri di via Moscova per fare il punto della situazione. Presenti i magistrati Roberto Nobili e Mario Venditti e gli ufficiali del reparto operativo. Nessuna novità di rilievo sembra però emersa dalla riunione, anche perché del banchiere da giorni ormai non arriva più alcun segnale. Tanto che la famiglia ha chiesto che sia rispettato un rigoroso silenzio stampa.
L’uomo infatti nei primi due giorni aveva chiamato con una certa regolarità la moglie, i collaboratori e il commercialista. Poi più niente. E ora gli investigatori si stanno rigirando tra le mani pochi e incerti indizi: le telefonate, il tono di voce, la richiesta di denaro, le frasi usate. E stanno interrogando chiunque possa fornire uno spunto investigativo: familiari, amici e vicini.
Di Roveraro, 70 anni, fino a dieci anni fa uno dei più importanti banchieri d’affari italiani, si perde traccia la sera di mercoledì 5. L’uomo rimane fino a tardo pomeriggio nel suo ufficio di Milano, poi spegne il cellulare e non lo riaccenderà più. Il telefonino infatti risulterà allacciato per l’ultima volta a una «cella» in centro città. Roveraro è diretto a una delle sedi milanesi dell’Opus Dei per un incontro spirituale. «Tranquillo e sereno come sempre, senza la minima ombra di preoccupazione» riferiranno gli altri partecipanti alla riunione.
La riunione si protrae fino alle 21.30 circa, poi il banchiere saluta tutti e se ne va. Scende in metropolitana, forse anche per questo non riaccende il cellulare, e si dirige verso casa. Durante il tragitto viene visto da un conoscente che riferirà l’incontro ai carabinieri, senza poter specificare dove sia sceso e se qualcuno lo aspettasse all’uscita. Da questo momento se ne perdono le tracce. La moglie è preoccupata, prova inutilmente a chiamarlo. Si fa vivo lui, verso le 2 di notte, per dire che è in viaggio d’affari e tornerà presto.
L’uomo chiama ancora giovedì: i collaboratori per spostare alcuni appuntamenti e la moglie per tranquillizzarla. Ma la donna nel pomeriggio presenta ai carabinieri una denuncia per scomparsa. Venerdì terza chiamata alla consorte, ultimo tentativo di rasserenarla, e al commercialista, per chiedere un milione di euro. Una richiesta che, per le modalità, mette in allarme lo studio. Difatti il fascicolo per «scomparsa» diventa immediatamente per «sequestro di persona» con relativo sequestro dei beni.
Le indagini appaiono subito complicate. Le telefonate infatti si rivelano del tutto inutilizzabili: fatte da un vero esperto delle telecomunicazioni, non risultano al momento «tracciabili». Né porta a nulla la visita a Lugano da dove era partito il fax diretto al commercialista per confermare la richiesta di denaro: la società intestataria del numero è completamente estranea alla vicenda. Solo un altro «trucco» dei sequestratori. I carabinieri comunque proseguono anche con i sistemi tradizionali, come interrogare tutti i vicini di casa, ufficio e centro dell’Opus Dei, compresi i commercianti, chiedendo se abbiano visto qualcosa di inconsueto.
Altri esperti stanno invece passando a setaccio tutti i rapporti di lavoro, passati o presenti. Tra gli inquirenti, ma anche tra i conoscenti, come gli amici della Opus Dei, si sta infatti facendo strada l’ipotesi che si tratti di un sequestro di persona «anomalo». Nel senso che i banditi non puntano ai soldi ma a qualcos’altro. Lo testimonierebbe la grande perizia dimostrata dai «tecnici informatici» della banda contrapposta alla modesta richiesta di denaro. Avanzata per di più in maniera da allarmare il commercialista, mentre un uomo del calibro di Roveraro avrebbe avuto mille e una risorsa per procurarsi una cifra del genere.
Una situazione che sta mettendo a dura prova la moglie e i tre figli del banchiere «ovviamente preoccupati, ma sereni», spiega una persona vicina alla famiglia. I congiunti rimangono in attesa «di qualche segnale, una telefonata e sperano di rivedere al più presto il loro congiunto». E, per favorire questo ritorno, hanno chiesto «di osservare il più rigoroso silenzio».