L’ultima trovata dei nomadi: rubare i tombini nelle strade

Il fenomeno comincia a preoccupare In due mesi 150 chiusini trovati senza copertura tra Prenestina e Casilina. I Rom rivendono la ghisa a poche decine di euro

Emilio Orlando

Per una manciata di euro mettono a repentaglio l’incolumità di passanti, motociclisti e automobilisti. No, non si tratta dell’ultimo dei «giochi estremi» inventati da giovani della Roma-bene per combattere la noia, ma della spietata abitudine dei nomadi di rubare i tombini che ricoprono i chiusini fognari lungo le strade. Il fenomeno, che finora ha interessato soprattutto strade periferiche del V, VII e VIII municipio, comincia a preoccupare le autorità, anche se finora non ne ha parlato nessuno. Perchè non si tratta di episodi di puro vandalismo, ma della maniera più semplice e meno rischiosa (ovviamente per i ladri...) di accumulare un po’ di soldi.
I tombini di ghisa, infatti, pesano più di venti chili l’uno e vengono facilmente rivenduti a demolitori e rigattieri con pochi scrupoli che acquistano normalmente metalli usati da riciclare, soprattutto rame, alluminio, ferro e ghisa. A occhio e croce ogni tombino rende ai giovani - e meno giovani - nomadi dai venti ai venticinque euro, ovviamente a nero.
Questa nuova fattispecie di furto, passata finora inosservata e probabilmente sottovalutata per la modicità del danno è invece un reato da veri criminali. Chi commette un gesto del genere, lo fa con assoluta spietatezza, ben sapendo che in un tombino scoperto può cadere chiunque, dall’anziano passante al motociclista. Ma anche per gli automobilisti, soprattutto di notte, l’insidia è micidiale: finire a cinquanta chilometri l’ora con una ruota in un tombino equivale a schiantarsi contro un muro con pochissime probabilità di cavarsela senza seri traumi. Sulle due ruote, invece, si rischia davvero la vita.
Via Morandi, via Longoni (dove tra l’altro c’è la sede zonale dell’Inps, quindi una strada molto frequentata soprattutto dagli anziani), via di Tor Sapienza, Ponte di Nona: la mappa dei tombini scoperti traccia una specie di «percorso di guerra» nella viabilità del settimo e ottavo municipio, tra la Prenestina e la Casilina. Un’area dove, non a caso, si registra una massiccia presenza di campi nomadi, molti dei quali tuttora abusivi.
I furti, ormai dilagano su larga scala: infatti, dall’inizio di novembre, nel giro di meno di due mesi sono spariti all’incirca 150 tombini. Ovviamente, grazie alla collaborazione dei cittadini che spesso lanciano l’allarme, le squadre di pronto intervento del Comune e dei municipi interessati si affrettano a transennare i chiusini aperti. Qualche problema presenta, invece, la sostituzione dei tombini che non sempre sono disponibili in gran numero, e quindi bisogna ordinarli. Spesso, perciò, le transenne restano a far bella mostra di sè per settimane o mesi, creando comunque disagi.
Il peggio, però, accade quando le segnalazioni non arrivano in tempo. Soprattutto lungo le strade meno illuminate, di notte un chiusino aperto può rappresentare un pericolo mortale.
«Il fenomeno - spiega il sostituto commissario Vincenzo Di Ruzza, del commissariato Prenestino, che conduce le indagini - è praticato in alcune grandi città africane o sudamericane, è collegato alla ricettazione di materiale ferroso effettuato da rottamatori senza scrupoli».
«Noi stessi - continua il poliziotto - spesso ci facciamo carico di avvisare tempestivamente i vigili urbani e l’Ufficio tecnico di manutenzione stradale e spesso, in attesa che arrivino per delimitare con una recinzione i chiusini, siamo costretti a far sostare sul posto auto di servizio per evitare che qualcuno ci cada dentro involontariamente».
Ma la vera nota dolente è un’altra: la difficoltà di perseguire i responsabili se non in flagranza di reato. Infatti, in mancanza di denunce formali da parte del Comune o dei municipi, è difficile «incastrare» per ricettazione chi acquista la ghisa usata.