L’ultima di Veltroni: «Se potessi rifarei il sindaco»

Ieri a Omnibus l’addio al Continente Nero: «La politica sarà il mio volontariato»

Omar Sherif H. Rida

Walter Veltroni, ovvero l’eterno indeciso, sempre sospeso tra mille prospettive, sempre a sfogliare la sua personale margherita (piuttosto diversa da quella con la M maiuscola di Francesco Rutelli): ogni petalo un «cosa farò da grande». «Nel 2011 andrò in Africa a fare volontariato» aveva ripetuto fino alla noia. Anche perché lì «Forse Dio è malato» - come recita il titolo del suo libro-diario di un viaggio africano pubblicato nel 2005, - e sicuramente avrebbe bisogno di lui, dopo il secondo mandato da sindaco.
Poi, qualche giorno fa, il «nostro» ha il primo ufficiale ripensamento: «Se tra cinque anni dovessero mutare le condizioni politiche, se ci fossero più poteri per il primo ministro, l’elezione diretta del premier e un sistema maggioritario bipolare, forse il mio impegno potrebbe continuare in altre forme, spaziando dal sociale al personale, al politico». Leggasi «allora, magari, potrei fare il candidato premier del centrosinistra». Soprattutto se ci fosse il Partito Democratico (in cui confluirebbe appunto quella Margherita - con la maiuscola - di cui sopra), la terra promessa per chi, come Veltroni è cresciuto imbevuto dagli ideali kennediani, nutrendosi di quel «Sogno spezzato», il suo best seller su Robert Kennedy.
«E il volontariato nel Continente Nero?», si erano domandati tutti quelli che già si erano detti pronti a partire con il sindaco. Un quesito senza risposta, almeno fino a ieri mattina, quando per i potenziali discepoli è arrivato il colpo di grazia definitivo. Il terzo petalo della margherita, infatti, il sindaco lo ha sfogliato negli studi di «Omnibus», trasmissione televisiva di La7: «Se cadesse il divieto per il terzo mandato, mi ricandiderei come sindaco di Roma». E allora questa Africa? Finalmente, Veltroni svela l’arcano: «La mia volontà è meno radicale di un tempo. Tante persone mi dicono che non posso mollare e io non voglio dare l’impressione di farmi da parte. Il volontariato rimane comunque per me un modo di fare politica, di tradurre valori in impegno concreto».
E se fosse quest’ultima la soluzione del giallo? E se la «Mia Africa» fosse per Veltroni il modo di definire la sua nuova stagione politica? «La verità - spiega il capogruppo comunale di An, Marco Marsilio - è che se potesse, l’inquilino del Campidoglio lascerebbe Roma anche oggi stesso per approdare verso ambite mete. Evidentemente Veltroni sente su di sé l’onere della salvezza del Paese, lo farebbe per il bene degli italiani in nome dei quali ha già detto d’aver rinunciato a trasferirsi in Africa». E chissà, si domanda Marsilio, «se la sua disponibilità a un terzo mandato sia così spontanea, o piuttosto non si tratti di un colpo di freno dovuto alla freddezza dei compagni ds che a capo del governo e del partito proprio non ce lo vogliono». Interpretazioni maliziose a parte, tra speranze di terzi mandati, volontariati e premiership, un ultimo dubbio s’insinua: che la «Scoperta dell’Alba» - titolo della sua ultima fatica letteraria - sia in realtà quella dell’alba veltroniana, la scoperta del famoso «cosa farò da grande»? Si attende la caduta del prossimo petalo.