L’ultima di Woodcock: 50 perquisizioni a caccia di massoni

Il pm di Potenza accelera sulla prima parte dell’inchiesta dopo mesi di accertamenti: 23 gli indagati. Ipotizzato il reato di associazione segreta

L’indagine era partita all’incirca un anno fa ed ha avuto una forte accelerazione parallelamente all’esplodere dell’inchiesta di Vallettopoli dove numerosi sono i riferimenti alla massoneria. Il pm Henry John Woodcock dopo aver mantenuto segreti gli accertamenti per oltre dieci mesi ha chiesto ufficialmente a tutte le 103 prefetture italiane di fornire alla procura di Potenza gli elenchi delle logge con i nominativi degli iscritti.

A far decollare questo nuovo filone una deposizione, di un superteste, a margine del «Somaliagate» che portò in cella una decina di persone per alcuni raggiri ad aziende alle quali venivano promesse joint-venture aziendali in Africa o in altri Paesi esteri per progetti di costruzione di acquedotti. Protagonista di quella complicatissima inchiesta, il discusso faccendiere Massimo Pizza, detto «Polifemo», superteste dell’infelice inchiesta palermitana «Sistemi Criminali», uomo che a suo dire vantava conoscenze d’altissimo livello, e che ai magistrati raccontò dell’esistenza di logge massoniche collegate a un «centro di potere» in Basilicata intorno al quale ruotavano e ruotano operazioni legate al petrolio, all’acqua ed ai rifiuti. Nell’interrogatorio Pizza faceva riferimento anche al coinvolgimento di alti prelati.
Il collegamento tra il Somaliagate, Vallettopoli e l’inchiesta sulla massoneria deviata, si è scoperto poi, passa attraverso il nome di Vittorio Emanuele di Savoia.

Gli indagati di questa prima tranche dell’inchiesta - le cui abitazioni e uffici perquisiti ieri dalle forze dell’ordine - sono 23 e per loro si ipotizzano reati contro la pubblica amministrazione che venivano consumati grazie a un’attività di associazione segreta. Ecco i nomi: Giampiero Del Gamba (Livorno), Piero Di Francesco (Livorno), Mario Cangemi (Viareggio), Delio Torcilliani (Camaiore), Bertuccelli Jonathan Andrea (Livorno), Luigi Maria Piazza (Livorno), Tiziana Giudicelli (Portoferraio), Andrea Sirabella (Portoferraio), Carlo Maria Baserga (Parma), Alimeno Sevignano (Massa Carrara), Gesualdo Marra (Reggio Calabria), Ruggero Rosi (Arezzo), Santo Mancuso (Lamezia Terme), Mario Saullo (Scalea), Marco Olivito (Cosenza), Francesco Tosi (Milano), Roberto Testa (Pavia), Federico Frighel (Roma), Carlo Mori (Roma), Valerio Bitetto (Milano), Paolo Tonni (Viareggio), Bryan Arandielovjc (Roma), Emo Danesi (Roma). Le perquisizioni in tutto sono state una cinquantina.

Alla richiesta di esibizione degli elenchi delle logge, il Grande Oriente d’Italia aveva replicato con stizza attraverso il gran maestro, Gustavo Raffi: «La massoneria che noi rappresentiamo è quella che si è aperta alla società, altamente trasparente e quando ci si mette in vetrina non possono esserci dei personaggi strani, quindi se Woodcock parla di massoneria “deviata” o “coperta” non ci riguarda, non ha nulla a che fare con noi. C’è una cosa che mi viene spontanea da dire a Woodcock - proseguiva Raffi - venga a prendere un caffè da noi. Abbiamo avuto tanti ospiti illustri quindi venga anche lui in amicizia a chiederci quello che gli interessa. Non c’è nulla di nascosto. Purtroppo, per ignoranza la nostra associazione viene affiancata alla P2 che, io dico sempre, sta alla Massoneria come le Br stavano al partito comunista. Se Woodcock mi dice alcuni nomi e mi chiede se sono iscritti da noi nessun problema. Se però pretende l’elenco dei nostri 18mila e 500 iscritti allora sono di altro parere. Se ha domande da fare le faccia nella forma dovuta. Sono un cittadino di serie A e in Italia esiste la legge sulla privacy. Venga con un provvedimento o mi faccia domande come persona informata dei fatti».

Tornando alla «massoneria deviata» di Woodcock e alla «gola profonda» Massimo Pizza, quest’ultimo aveva rivelato che «sono due, le gran logge d’Italia da tenere d’occhio. Una in Calabria, l’altra in Basilicata. Se lei (riferito al pm Woodcock, ndr) va a vedere i componenti per esempio della loggia di Calabria e va indietro, ricostruisce esattamente una parte di rapporti italiani che ci sono stati, ma ricostruisce la trasformazione organica della criminalità organizzata calabrese all’interno delle istituzioni».
E da qui è partita l’inchiesta diramandosi in tutta Italia. Secondo la procura di Potenza esisterebbe una «loggia trasversale» che conterebbe su diversi nomi eccellenti della politica, dell’imprenditoria, della sanità, della magistratura, delle forze dell’ordine, del giornalismo, del Vaticano e, addirittura, di esponenti vicini alla criminalità organizzata.

Volti noti tirati in ballo, come di consueto nelle indagini potentine, da migliaia di intercettazioni telefoniche e ambientali. Nomi già usciti in precedenti inchieste, alcuni dei quali anche in quelle sulla P2 e su Phoney Money.