L’ultimatum dei "nordisti": rischio scissione altissimo

Al vertice di Milano i sindaci e i governatori settentrionali avvertono il segretario: "Se perdiamo alle Europee sarà esodo"

Milano Il sole torna a riscaldare, ma il gelo resta nel Pd nordista che si riunisce escludendo tutti i parlamentari. Niente passerella milanese per i big nazionali. A casa Pierluigi Bersani, Piero Fassino e Enrico Letta che pure avevano battuto palmo a palmo la Padania per recuperare terreno. Per sindaci e governatori Pd, loro, sono ospiti indesiderati e, poi, adesso c’è un nuovo obiettivo: «Passiamo dalla teoria alla pratica» chiosa Maurizio Martina, segretario lombardo. Traduce Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria: «Qui siamo veramente un partito e non un amalgama. Sarebbe difficile fare una cosa come questa a Roma. E, poi, è nell’amministrazione che hai la misura di quello che sta avvenendo nel Paese».
Chiaro a tutti, dunque, che la risposta degli amministratori del Nord all’appello siglato da Walter Veltroni «all’unità almeno fino alle Europee» non può essere come richiesto esclusivamente di facciata: «L’appello di Walter, se da una parte è ovvio dall’altra fa capire come, a volte, siano aspre le tensioni all’interno del partito» osserva Massimo Cacciari, sindaco di Venezia. Come dire: «Più che ad un’unità di facciata se non ci si dà un programma il rischio di una sconfitta alle Europee è realissimo» aggiunge Cacciari certo che il Pd «se poi ci fosse questa sconfitta potrebbe entrare in crisi». Già, «la scissione è un rischio vero» commenta Sergio Chiamparino, sindaco di Torino: «Se il partito non fa un salto il rischio di attrazione gravitazionale verso il passato c’è».
Salto all’indietro tra demo-litigi, commissariamenti e «degenerazione correntizia» per un partito, avverte Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, che proprio «da Milano fa partire la sfida per una proposta alle esigenze degli uomini e delle donne del Nord». Virgolettato che dà le priorità: «Nuovo welfare sociale per far fronte alla crisi, interventi di riforma del caso del lavoro e sviluppo per l’applicazione del federalismo fiscale» perché «siamo consapevoli della necessità di recuperare credibilità nei confronti dell’opinione pubblica» proponendo, attenzione, «soluzioni innovative» e puntando su «riforme, merito, responsabilità, equità, efficienza e competitività». Bigino in salsa nordista «utile anche al Pd nazionale» perché, qui, afferma Penati «sfidiamo la Lega che se non va oltre una politica degli annunci deluderà in suoi elettori». Gli fa eco Chiamparino: «La sfida è con la Lega che qui ha un forte radicamento ed è politicamente coinvolta».
Lega, giusto per capirci, che con Forza Italia e Alleanza nazionale si batte pro-Malpensa con tanto di emendamento «salva-hub». Malpensa secondo il Pd? «Non me frega niente» firmato Cacciari: «Se non ci saranno voli da Malpensa andrò a Fiumicino o Francoforte». Giudizio smorzato in verità da Penati, «l’emendamento salva-Malpensa è okkei». Affermazioni double-face al termine del vertice del Pd settentrionale, dove senza ironia «abbiamo preso decisioni consapevoli delle forze e delle energie che possiamo esprimere» evitando, «scartando una certa discussione astratta per dare il passo ad una iniziativa concreta». Risultati messi nero su bianco con l’avvertenza che, oggi, «non è nato il partito del Nord» anche se sindaci e governatori hanno un timore che Burlando rivela senza troppi giri di parole: «Spero non ci siano ritorsioni». Sì, «spero non ci siano ritorsioni» dal vertice nazionale lasciato a casa, ripete il presidente della Liguria. «Altrimenti? Non si capisce dove vogliamo andare». Per scoprirlo non occorre attendere il prossimo appuntamento, 13 febbraio a Novara: l’implosione del Pd è ormai inarrestabile.