L’ultimatum di An: «O Veltroni o noi»

Lo scenario è diverso ma la richiesta è la stessa: elezioni subito. Come in quello nazionale anche a livello locale il centrodestra è sul piede di guerra e chiede a gran voce di andare al voto. Il destino della politica nazionale così appare intrecciato sempre di più a quello della politica romana: se tra Camera e Senato si aspetta che il Capo dello Stato decida se andare subito a nuove elezioni, nominare un governo tecnico o conferire un mandato «esplorativo» in attesa di tornare alle urne, sul Campidoglio aleggia il rischio-commissariamento. E a pochi giorni dal termine ultimo per evitare che il comune sia commissariato (lunedì prossimo) è ancora mistero sulle possibili dimissioni di Veltroni da primo cittadino.
L’intero centrodestra capitolino attacca chiedendo a Veltroni «un gesto di rispetto per la città» rassegnando subito le sue dimissioni ed evitando così un Campidoglio commissariato. Ogni partito della Cdl sta giocando le sue carte, chi con segni di protesta, chi con comunicati ufficiali, chi avviando una raccolta di firme. È il caso di Alleanza Nazionale che ieri ha allestito un gazebo, nel centro della città, dove raccogliere firme per una petizione popolare da presentare al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per chiedere lo scioglimento delle Camere. Gianni Alemanno, presidente della Federazione romana di An e organizzatore dell’iniziativa, lo dice a chiare lettere: «C’è volontà di elezioni subito e questo sia a livello nazionale che locale». E incalza: «Se Veltroni fa un atto d’amore per Roma si dimetterà». In caso contrario? «Lo faremo noi. Roma non si può permettere un anno di commissariamento credo che sia più corretta anche una nomina istituzionale». L’ex ministro di via della Scrofa confida anche quella che è la sua speranza sull’Udeur, vale a dire «che venga da questa parte». «Credo che Coratti - ha specificato, riferendosi al presidente del consiglio comunale - e gli altri esponenti dell’Udeur locale abbiano già visto quanta incompatibilità c’era fra loro e la sinistra massimalista che non è neanche lontanamente riscontrabile tra quella che ci può essere tra noi e loro». Insieme ad Alemanno, ieri mattina al gazebo c’era anche la sua collega di partito e vicepresidente della Camera, Giorgia Meloni, anche lei più che mai convinta della necessità per Roma di non essere commissariata. «Veltroni chiede di consegnare la gestione del Paese a un governo non eletto e il comune a un commissario non eletto dai cittadini. L’Italia non può permettersi un altro periodo di transizione, e Roma non può essere commissariata». Alla petizione popolare di An c’è chi (Dino Gasperini, Udc) contrappone il presidio del Campidoglio: «È più utile presidiare l’aula Giulio Cesare e chiedere le dimissioni di Veltroni entro il 3 febbraio». Nel frattempo il conto alla rovescia è già partito e impazza il toto-candidati a sindaco: nomi su nomi, ipotesi su ipotesi. Certo per ora niente altro che giochi di palazzo, abbastanza usuali in momenti come questo. Prendono quota Gianfranco Fini, (ipotesi come lo stesso Alemanno dice «mai rinnegata né nascosta») e l’esponente di Forza Italia, Franco Frattini. Avanzano anche Francesco Rutelli e Paolo Gentiloni, mentre dopo Bettini, anche Enrico Gasbarra risponde allo stesso modo: «Il Campidoglio? Per carità di Dio».