L’ultimatum di Pallone: «Il Lazio deve ripartire»

«Il Lazio deve ripartire e le prossime elezioni regionali sono l’ultima occasione che tutti noi abbiamo per risollevare le sorti della nostra regione, mortificata da cinque anni di malgoverno del centrosinistra». È una sorta di ultimatum quello lanciato da Alfredo Pallone, europarlamentare e vicecoordinatore regionale del Pdl nel Lazio, ieri a Cassino per l’apertura della campagna elettorale di Mario Abbruzzese. «Dal 2005 a oggi, grazie a loro - dice Pallone riferendosi al Pd - abbiamo assistito a un progressivo disfacimento del territorio. Hanno preso in giro i cittadini, continuando a millantare una superiorità morale che è finita con un epilogo tragicomico, dopo le vicende che hanno interessato il presidente Marrazzo». «La sinistra - argomenta poi l’europarlamentare - si è preoccupata solo di scialare denaro pubblico. Ma del resto non ci si poteva aspettare altro da una coalizione, fondata su valori contrastanti e che riesce ad essere unita solamente dal potere e dall’occupazione di posti pubblici. Basti pensare alle lottizzazioni che hanno fatto in aziende regionali come Arpa, Cotral, Lait o Laziodisu o all’arroganza con la quale hanno affrontato la legge sullo spoil system, bocciata per ben due volte dalla Corte Costituzione e costata ai cittadini milioni di euro».
Sono quattro i settori sui quali il Pdl e tutta la coalizione di centrodestra concentrerà il proprio programma: lavoro, sanità, trasporti e ambiente. E di questi il più importante è certamente la sanità, che «ha bisogno di essere riformata. Ci lasciano solo nel 2009 un deficit di 1,4miliardi, una spesa sanitaria pubblica pro capite, maggiore di 180euro all’anno, rispetto alle altre regioni, e stesso dicasi sul costo medio pro capite dei ricoveri ordinar. Noi abbiamo intenzione di focalizzarci su quattro punti in particolare: la separazione delle funzioni di programmazione da quelle di produzione delle aziende ospedaliere; il riassetto delle Asl del Comune di Roma che devono passare da cinque a una; l’introduzione di un nomenclature unico tra strutture pubbliche e private; la ridefinizione del government del sistema sanitario. Sarà altresì necessario approvare la norma, che già proponemmo in Consiglio regionale, sulle modalità di nomine dei primari che devono avvenire tassativamente attraverso il concorso pubblico».