«L’ultimatum al S. Martino farà fuggire i migliori»

L’ultimatum sull’intramoenia non piace ai medici del San Martino. Dal primo di agosto il direttore generale Gaetano Cosenza ha deciso di applicare alla lettera la disposizione del ministro della Sanità Livia Turco che stabilisce che i medici della Asl e delle aziende sanitarie che svolgono libera professione lo possano fare soltanto all’interno degli ospedali in spazi appositamente creati. Ed è proprio questo il punto. I medici del San Martino potranno svolgere la libera professione soltanto al centro Pamattone, alla Foce, e non più negli studi privati. Segretarie e infermiere negli studi privati perderanno il posto: i pazienti paganti dovranno comunque soltanto rivolgersi al centralino di Pamattone, e non potranno più avere un rapporto diretto con lo specialista prescelto. Tariffe e orari saranno decisi dal San Martino e certamente non si potranno più fare visite al sabato o alla domenica mattina, come qualche medico faceva prima. Le ore a disposizione per le visite, infine, saranno limitate.
Una scelta, questa, che più che pesare sui medici peserà sui pazienti non solo su chi si rivolge al professionista privatamente, ma soprattutto per chi va in ospedale. Infatti la mancanza di libertà nello svolgere una libera professione - che dovrebbe essere legata unicamente ai criteri della domanda e dell’offerta - potrebbe portare inevitabilmente alla fuga dei medici più bravi dagli ospedali.
Chi deciderà di sottostare alla circolare del San Martino dovrà licenziare infermiere e segretarie e disdire l’eventuale contratto di affitto dello studio. L’aria che tira tra i primari è decisamente aria di tempesta, tuttavia chi vuole mantenere il ruolo dirigenziale occupato in ospedale non potrà che adeguarsi alle disposizioni di Cosenza. Per il momento restano fuori dall’obbligo dell’intramoenia i ricoveri per la mancanza di spazi adeguati. La casa di salute creata anni fa al San Martino non ha mai funzionato.
A sostegno dei medici si sono mossi tanto i consiglieri di Alleanza Nazionale quanto quelli di Forza Italia. «La giunta regionale di centro sinistra continua a mortificare i medici e a penalizzare i pazienti - attacca il capogruppo di An in Regione, Gianni Plinio -. Non è possibile imporre un divieto così assurdo, quando è notorio che ben poche sono le strutture ospedaliere attrezzate per ospitare l’attività intramoenia dei propri medici. Spero che prevalga il buon senso e che venga concessa un proroga così come è auspicato dai medici liguri. Diversamente ci vediamo costretti a impugnare il provvedimenti presso l’autorità giudiziaria visto che così si mette a grave rischio la salute».