L’ultimo addio a Umberto Merani

Umberto Merani non c’è più. Il giornalista, tra i fondatori della redazione genovese del «Giornale», è scomparso alle 22,30 di martedì mentre era ricoverato all’ospedale Galliera per una brutta broncopolmonite. Aveva 84 anni. Il 15 gennaio del 1975, quando la redazione genovese iniziò la sua attività con la guida di Luigi Vassallo, Merani era al suo fianco. Così come Vassallo, che era stato direttore del «Cittadino», anche Merani era stato direttore del «Lavoro». Erano amici e li univa quel rispetto reciproco tra giornalisti che trascendeva le diverse idee politiche. Mentre Vassallo era un cattolico di estrazione democristiana, Merani era un socialista convinto. E quando finivano di lavorare nei rispettivi giornali, si incontravano in Galleria Mazzini, al ristorante Europa, dove concludevano la lunga giornata mangiando qualcosa, fumando e chiacchierando fino a notte fonda.
Nato a Genova il 25 novembre del 1922 ma di famiglia emiliana, Umberto si definiva «di razza padana», quando questo termine non aveva ancora una connotazione politica, bensì significava quell’apertura verso i piaceri della vita così tipica delle genti emiliane. E infatti era anche un grande esperto di gastronomia, di buoni vini, appassionato di calcio (da giovane giocava da portiere) e amava le auto sportive.
Ma Umberto Merani era soprattutto un galantuomo d’altri tempi, come il suo amico Vassallo. Oltre a far parte del direttivo regionale del Partito Socialista Italiano, era stato per diversi anni vice direttore del «Lavoro» quando a dirigere la storica testata genovese era Sandro Pertini. E quando il deputato Pertini venne eletto alla presidenza della Camera, raccontava lo stesso Merani, lasciò Genova senza avvertirlo e lui venne nominato direttore da un giorno all’altro.
Ma Umberto Merani non era uomo che amasse gestire il lavoro altrui. Al «Giornale» non aveva voluto altra responsabilità se non quella di notista politico. E ancora oggi c’è chi si ricorda la lucidità dei suoi articoli e delle sue analisi sul mondo politico ligure.
Inoltre era stato uno dei collaboratori storici della Fiera Internazionale di Genova della quale è stato per diversi anni capo ufficio stampa.
Umberto Merani lascia la moglie Anna e i figli Lorenzo e Roberto, cui vanno le più sincere condoglianze di tutti i colleghi del «Giornale». Non essendo stato credente, domani alle 10,30 si terrà un’orazione funebre al Galliera e alle 11,15 la salma verrà trasferita al cimitero di Staglieno dove verrà tumulata.