L’ultimo agguato di Raitre colpisce Tremonti

Dopo il &quot;grande debutto&quot; contro Berlusconi per le ville di Antigua, ieri <em>Report</em> ha puntato il mirino sul ministro dell’Economia messo in croce
per il suo passato da tributarista di successo. Gli accusatori?
Economisti e blogger sconosciuti elevati a guru

Milena Gabanelli è una signora che non vuol farsi mancare nulla. Puntata numero uno della nuova stagione di Report (domenica scorsa) dedicata a Silvio Berlusconi e alle sue molteplici ville caraibiche in quel di Antigua, delle quali era già stato detto tutto ma evidentemente non era ancora abbastanza. Nella puntata numero due (ieri sera) il protagonista è stato il numero due del governo, cioè Giulio Tremonti, potente ministro dell’Economia, e la sua legge finanziaria. Che da quest’anno non si chiama più così perché la manovra è stata anticipata all'estate complice il dissesto della Grecia. Anche della finanziaria è già stato detto tutto, da mesi. La manovra è stata radiografata e vivisezionata in ogni anfratto, ma per Nostra Signora delle Inchieste non è mai abbastanza. E infatti il titolo della puntata è «Conti, sconti e Tremonti».

«Dentro una manovra da 25 miliardi - ha spiegato nei giorni scorsi Gabanelli lanciando il programma - ci stanno tante cose di cui non ci accorgiamo subito ma se lo sappiamo è meglio. Sacrifici per tutti, sconti per molti, tornaconti per qualcuno». Bastonate le proprietà immobiliari del Cavaliere, tocca agli sforzi per ridurre l’evasione fiscale. Poco importa che l’esecutivo Berlusconi sia tra i più attivi nel colpire i furbetti del 740 e abbia varato misure che tutti i Paesi avanzati hanno riconosciuto tra le più efficaci nell’affrontare la crisi economica di questi anni.

Gabanelli infatti vuole colpire più a fondo, interpellando economisti sconosciuti e blogger improvvisati promossi sul campo a guru. Gli argomenti sono gli stessi branditi da mesi dall’opposizione: tagli indiscriminati, sforbiciate alle forze dell’ordine. Il lamento degli enti locali lasciati a secco è affidata a Vasco Errani, governatore democratico dell’Emilia Romagna. Report piange per i sacrifici imposti alle aree archeologiche e sbeffeggia Tremonti perché al Meeting di Rimini ha fatto pubblicità all’associazione Cometa, un ente no profit tra i più apprezzati in Lombardia. «L’antitrust indaga sulla performance del ministro», informa la Gabanelli.

Del resto, la scaletta diffusa nei giorni scorsi dall’ufficio stampa Rai parlava chiaro. La nota ricordava che Tremonti nel 1994, appena approdato al ministero «dopo aver lasciato una carriera di successo come tributarista», confessò che il sistema fiscale italiano «fa schifo». Nonostante i conati di vomito, perché nell’immaginario gabanelliano tutti gli elettori del centrodestra sono evasori fiscali, ora Tremonti «si trova costretto dall’emergenza euro a dover tappare le via di fuga agli evasori». Come dire: non ci fossero stati i disastri combinati dalla Grecia e dalle banche di mezzo mondo, l’esecutivo Pdl-Lega lascerebbe riciclatori ed evasori ad abbronzarsi nei paradisi fiscali.

Report infilza domande come spiedini: «Devono entrare 10,5 miliardi per tenerci lontano dalla speculazione, basteranno le nuove misure previste dalla manovra di luglio? Scudi, condoni, sanatorie: gli sconti agli evasori sono stati sempre giustificati dal bisogno di far cassa, ma a quale prezzo? Si poteva evitare di arrivare a questo punto? E chi ne aveva il potere e il dovere?». Interrogativi retorici, visto che la risposta è scontata: «Ci aspettano manovre delle regioni e dei comuni su tariffe locali, trasporti e sanità senza le liberalizzazioni che avrebbero controbilanciato gli aumenti. Il rischio è che le famiglie si debbano caricare sulle spalle anche le spese dei servizi per cui pagano anche le imposte, come sta già succedendo in Veneto e in Puglia».

Ma questo è soltanto il paravento. In realtà, Report vuole colpire direttamente Tremonti (che in quanto ministro dell’Economia è l’azionista dell’azienda) per vicende che con la legge di bilancio non c’entrano nulla. Gli inviati del programma hanno infatti puntato il vecchio studio professionale del ministro, che oggi ha cambiato denominazione (studio Vitali-Romagnoli-Piccardi), nonostante le diffide dei legali e le proteste del direttore generale Rai, Mauro Masi, con il responsabile della terza rete, quel Paolo Ruffini recentemente reintegrato dal giudice (come Santoro).

Report ha chiesto al vecchio studio professionale tremontiano le parcelle a suo tempo pagate dalla società Bell del finanziere Emilio Gnutti per essere assistito nel contenzioso con il fisco sulle plusvalenze ricavate dalla vendita di Telecom a Marco Tronchetti Provera. Una cifra che, secondo quanto Giampiero Fiorani avrebbe riferito ai magistrati, ammonterebbe a 20-25 milioni di euro. La vicenda è complessa, le versioni si sovrappongono e sono tutte da verificare. Ma tanto basta per accendere il solito ventilatore Rai che spande fango sul governo.