L’ultimo «allenamento» di Bertone

Dal calcio alla comunicazione, dall’imprenditoria alla diplomazia. Dai giovani disoccupati ai ministri. Da Genova al mondo. Lasciando in eredità ai genovesi la raccolta completa dei suoi discorsi. «In modo che chi vorrà rimeditarli potrà rileggerli». Il cardinale Tarcisio Bertone, che sta per lasciare la Curia per assumere l’incarico di Segretario di Stato Vaticano, ha trascorso ieri una giornata all’insegna della «tuttologia». Prima ha fatto visita agli industriali, ai quali ha parlato della grande industria che «non deve essere mortificata, ma il suo sviluppo dipende dal sistema Italia che purtroppo manca ancora». L'arcivescovo di Genova ha precisato che diversi ministri hanno già chiesto di avere collogui con lui, nella sua veste di nuovo segretario di stato. Il tema centrale, a suo avviso, è proprio quello del sistema Italia. Poi Bertone ha parlato di rapporti con i media. «Nella Chiesa c'è un problema di comunicazione - ha detto -. Sto pensando a come migliorare il nostro sistema di comunicazione e ne ho già parlato con il nuovo direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi». «Chiedo ai giornali - ha proseguito Bertone - di essere accoglienti verso la vita della Chiesa e le attività che svolge a favore della comunità mondiale, però dobbiamo anche noi organizzare un sistema migliore di quello che abbiamo ora». Poi la presenza al Csi, centro sportivo italiano organismo sportivo riconosciuto dalla Conferenza episcopale italiana come associazione di ispirazione cristiana. «Giovanni Trapattoni quando era in trasferta, in ogni città in cui andava cercava la chiesa per andare a messa e invitava i giocatori a seguirlo oppure a restare nel proprio alloggio a meditare». «Trapattoni - ha proseguito Bertone - diceva infatti che l'allenatore deve essere anche educatore, psicologo e direttore spirituale». Bertone ha ricordato che per il 40 per cento dei ragazzi il modello di riferimento è costituito dai calciatori. «Proponiamo - ha aggiunto il cardinale - ai giovani modelli ideali per la loro formazione umana e spirituale». Non sono mancate riflessioni personali. «Accademico, uomo di relazioni e uomo di decisioni. Con queste tre caratteristiche, che mi sono state attribuite, mi accingo volentieri ad assumere il mio nuovo incarico». «È stato detto - ha proseguito - che sono un uomo accademico ed è vero. Ho studiato e insegnato molto... È stato detto che sono un uomo di relazioni ed è vero. Ho cercato di intessere relazioni positive fiduciali, dando credito alle persone, alle comunità di lavoro, alle aziende a tutte le realtà genovesi e con una funzione di osservazione critica a seconda delle circostanze». «È stato detto - ha concluso - che sono un uomo di decisioni. Bisogna essere uomini e donne di ascolto, di condivisione ma poi occorre prendere le decisioni. E le decisioni le prende chi ha la competenza e l' autorità per farlo».