«L’ultimo appello» della mamma di Tommy

Andrea Acquarone

nostro inviato a Parma

A Bologna gli investigatori siedono attorno a un tavolo per l'ennesimo supervertice. A Parma, la vita della famiglia Onofri, prova a ricominciare. Partendo dalle piccole cose: il giornale in edicola, il pane da comprare, un po' di spesa e le solite sigarette che Paolo tira nervosamente. Piccole, ordinarie cose di ogni giorno ma che ora, senza Tommaso, di fronte all'interrogativo che si legge negli occhi di tutti, di chi incrocia questa coppia di genitori sperduti ma tutto sommato lucidi, pesano come un fardello. È un mese ormai che Tommy, il loro secondogenito, questo piccino strappato dal suo seggiolone all'ora di cena, manca da casa. Tra dubbi, indagini che non decollano e «indicibili» sospetti.
Così, mentre il tempo trascorre inesorabile, soprattutto senza concreti risultati, Paola Pellinghelli, la mamma di Tommaso, prova a farsi coraggio. Da giorni non usciva dalla villetta di Martorano dove è ospite della sorella: si era ammalata di brocopolmonite. Accanto a lei, ieri, il marito. Una coppia unita, salda, oggi probabilmente molto più di prima. «Sto, anzi stiamo aspettando. Tutta l'Italia chiede che ci restituiscano nostro figlio, e per questo ringrazio la gente. Tutti sono stati molto solidali. Tocca agli inquirenti districare questa storia. E io aspetto il mio bimbo fiduciosa che Tommy torni tra le mie braccia».
Chi l'ha rapito, dove può essere? «Non lo so. Il mio istinto mi ripete che è vicino. Dopodomani sarà un anno esatto dal giorno del suo battesimo. Ecco, io mi aspetto che domenica lui ci venga restituito». Di Mario Alessi, l'operaio che lavorò alla ristrutturazione della cascina di Casalbaroncolo, i genitori di Tommaso evitano di parlare. Eppure è lui, almeno secondo gli investigatori, l'uomo che potrebbe risolvere questo tremendo giallo. È stato indagato per concorso in sequestro di persona insieme a un'altra persona di cui non è stata resa nota l'identità.
Lui, però, continua a dichiararsi innocente. Ieri sono arrivati ai magistrati della Dda di Bologna anche gli ultimi risultati delle analisi dei Ris, compresi quelli relativi alla Fiat Uno di Alessi. Cercavano tracce del bambino, i carabinieri, ma anche del cane degli Onofri, Tody misteriosamente sparito prima del rapimento e poi, altrettanto misteriosamente, ricomparso a una trentina di chilometri di distanza da casa. Il fratello del muratore sotto accusa, Salvatore, il gemello, rimasto paralizzato quasi una trentina d'anni fa per colpa di un proiettile nella schiena, giura sull'innocenza di Mario. «Si tratta di accuse non fondate, ripete da San Biagio Platani, il paese dell'Agrigentino dove abita la famiglia Alessi. Mario a Casalbaroncolo ha solo fatto il suo mestiere. Nient'altro. Gli ho chiesto che cosa stesse succedendo e lui mi ha risposto che si trova in questi guai semplicemente perché lavorava in casa Onofri. È molto turbato, anche perché adesso non può più neanche andare a lavorare».
Salvatore Alessi ricorda anche quel giorno di violenza che lo portò su una carrozzella. Rimase ferito dopo una lite con un parente. «Mio fratello - spiega ancora - fu sconvolto da ciò. Siamo gemelli, vivevamo in simbiosi. Vedere il proprio fratello sulla sedia a rotelle lo ha turbato profondamente. Lui era presente quando mi spararono, avevamo solo sedici anni».