L’ultimo arrivato in casa Agnelli è un Leone

Dopo il lieto evento, il nipote che l’Avvocato designò al timone della Fiat ha detto ai giornalisti: «Adesso abbiamo un altro juventino»

Tony Damascelli

È nato Leone. Leone Elkann, figlio di John e di Lavinia Borromeo. Il fatto è avvenuto al Sant’Anna di Torino, struttura pubblica, dove ogni anno i parti sono oltre ottomila, «Ottomila e settecento, questo ci consente di avere grande esperienza» ha detto orgogliosa Marinella D’Innocenzo commissaria dell’ospedale che sta tra il Po e le strade che hanno vissuto l’alveare dei Giochi olimpici invernali; qui Torino è meno intasata di traffico e case grigiastre. «È nato un altro juventino», ha detto il padre per tenere alti i cuori dei tifosi bianconeri, abbacchiatissimi per le ultime vicende, scandali, tribunali, retrocessioni, fughe di grandi calciatori. L’ultimo juventino pesa tre chili e duecentocinquanta grammi, Leone non fa parte dell’onomastica di famiglia: «Abbiamo avuto tutto agosto per sceglierlo, non ha vinto nessuno, né io, né Lavinia. È il suo nome e basta», ha spiegato John Elkann che ha assistito la moglie durante il parto.
Ora Leone, per un erede degli Agnelli, fa pure sorridere, come era capitato con il figlio di Susanna in Rattazzi, chiamato Lupo. Quando si incontreranno ci penserà Lapo ad evitare la zuffa. È il momento del sorriso, dopo struggimenti, dolori e lo strazio per la scomparsa di quattro figure importanti dell’araldica e della storia agnelliana: Gianni, Umberto, Edoardo, Giovanni Alberto, due generazioni cancellate, quasi di colpo, un corto circuito che ha alimentato i dubbi sugli impegni della famiglia nei vari settori, dall’industria allo sport, Fiat e Juventus per citare le bandiere più alte. Voci smentite ma mai in modo deciso e decisivo, rumors che ancora resistono negli ambienti torinesi.
Con la nascita di Leone Elkann ricomincia un’altra storia che cerca di riallacciarsi alla dinastia, alla tradizione, alla famiglia. La stessa considerazione scherzosa di John «è nato un altro juventino» sembra un messaggio per i naviganti, tifosi e azionisti. John Elkann ha trent’anni ma dal 18 dicembre del 1997 ha ricevuto il testimone di erede principale del gruppo da suo nonno: «Oggi - disse quel giorno Gianni Agnelli - entra a far parte del consiglio della Fiat mio nipote, primogenito di mia figlia Margherita. Sta per compiere 22 anni, la stessa età che avevo io quando entrai in Consiglio nel 1943. John Elkann è giovane ma ha già dimostrato di possedere notevoli capacità e doti morali. Ritengo che l’ingresso di John sia il modo più significativo per far sentire, anche simbolicamente, la continuità della vicinanza della famiglia nei confronti della Fiat e del management che porta avanti le responsabilità della gestione dell’azienda».
Sette anni dopo, l’erede è andato a nozze con Lavinia Borromeo e ieri, imitando suo nonno, è arrivato a bordo di una vettura dell’azienda, Panda color cobalto, senza bisogno di Limousine e autista, perché motori e pallone, donne a parte, fanno parte degli hobby famigliari.
Per il neonato ci sono già paginate e titoloni, come inizio è già pesante. Capita a chi apre gli occhi in una casa che si porta appresso una fetta grande della storia patria e non soltanto. Capita in una famiglia benestante, fascinosa ma pure maledetta per la sorte che l’ha colpita negli anni. Quella che era il punto di riferimento per il destino, non soltanto imprenditoriale del Paese, ha fatto i conti con le trasformazioni del mercato, gli errori manageriali, le vicende di cronaca e legali, tangentopoli prima, lapopoli e moggiopoli dopo, Fiat, famiglia e Juventus nello stesso frullatore, sbandando, risollevandosi, comunque rivedendo il proprio ruolo, non più egemone, un tramonto prima malinconico, quasi un’agonia, prima del colpo di coda che ha consentito alla Fiat di ritrovare una linea diritta. Nonostante lo tsunami ecco che la nascita di un altro erede della famiglia riporta la luce e insieme l’interesse, come se il valore della famiglia, smarrito per una declinazione diversa dall’originale, si ritrovi in Leone. Non era accaduto lo stesso con Baya, nata da Andrea Agnelli ed Emma Winter ma accade oggi con Leone, primo erede maschio della sesta generazione, figlio di John Jacob Philip, detto Jaki dal nonno, di postura e accento a lui simile ma diverso nei comportamenti, che sono discreti, a differenza del bizzarro fratello, Lapo ieri assente nel pellegrinaggio verso il Sant’Anna: «È inutile che lo aspettiate. È in America», ha avvisato John strizzando l’occhio agli astanti. Leone, per il momento, può dormire tranquillo, lo zio arriverà più tardi.
Come diceva Trilussa poetando: «... verrà il giorno in cui il leone sarà agnello».