L’ultimo atto del maghetto verso le librerie sotto scorta

Per il settimo volume misure di sicurezza senza precedenti

L’ultimo viaggio di Harry Potter è blindato. L’eroe arriva in libreria con la scorta, come i presidenti della repubblica. Perché i libri del mago non sono come gli altri: nessuno deve intercettarli prima del 21 luglio, giorno in cui Harry Potter and the Deathly Hallows sarà ufficialmente sugli scaffali in Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada e Australia. È il settimo e l’ultimo. J.K. Rowling ha fatto della privacy un culto, l’autrice che si definisce «la persona più disorganizzata della terra» è sempre stata inflessibile: data, titolo, trama sono questioni su cui non si discute. Sul suo sito replica puntualmente ai rumours diffusi dai fan, perché le voci non devono turbare i lettori.

Ma le voci, a volte, sono pericolose: perché magari qualcuno potrebbe aver dato una sbirciatina in anticipo. E allora anche quando tutte le copie saranno stampate (negli Stati Uniti la tiratura iniziale è già record: dodici milioni) e pronte per essere trasportate in libreria, il mago dovrà ancora essere protetto, a bordo di auto e mezzi scortati da agenti privati che difenderanno il carico da occhi indiscreti. Nessuno potrà avvicinarsi prima dell’ora stabilita e rovinare il tragitto finale, l’ultimo atto di una serie di misure di sicurezza che il Mirror ha definito «da guerra fredda».

In questi giorni il destino del libro è nelle mani dei dipendenti della stamperia Ggp di Poessneck, una cittadina tedesca a sud di Jena, e gli editori non vogliono correre rischi: stampare il settimo Harry Potter è un onore che richiede qualche sacrificio. Il contenuto del libro deve rimanere un mistero anche per loro: tutti lavorano al buio. Oscurità totale, per non cadere in tentazione e non rubare la sorpresa a milioni di lettori. I signori della Ggp sono come gli impiegati di un laboratorio segreto: completamente sotto controllo. Ispezioni all’entrata e all’uscita, tutti i giorni. Hanno giurato fedeltà alla causa della segretezza e accettano che qualcuno frughi nelle loro borsette e nelle loro automobili per essere sicuri che non abbiano con sé una pagina o una riga. E sanno che anche una sola copia di quel libro che hanno fra le mani per otto ore al giorno, tutti i giorni, potrebbe costar loro il posto, se fossero scoperti a rubarla o, peggio, a rivenderla al miglior offerente.

Ultima clausola: niente scommesse. Le agenzie inglesi hanno aperto le puntate già a fine dicembre. Non soltanto sui nomi delle vittime (la Rowling ha avvertito che, questa volta, saranno due), ma, anche, su chi ucciderà l’eroe. I bookmaker sono convinti che il maghetto morirà, ma sono ancora indecisi sull’assassino: Voldemort è il più scontato, ma chi vuole azzardare punta sul professor Piton, su Draco Malfoy o, addirittura, sui migliori amici di Harry, Ron ed Ermione. C’è anche chi fa scommesse meno macabre: Ron ed Ermione sposi con Harry testimone, oppure Harry che vince la coppa mondiale di Quidditch.

Ma questa è solo immaginazione: niente a che vedere con indiscrezioni e furti. Come quello commesso da Aaron Lambert, un diciannovenne inglese che, nel 2005, un mese prima dell’uscita cercò di vendere due copie di Harry Potter e il principe mezzosangue ai giornalisti e, non contento, minacciò il reporter del Sun John Askill con una pistola. Il tutto gli è costato quattro anni e mezzo di prigione. Una replica costerebbe troppo cara agli editori. Tutti vogliono sapere che fine farà Harry Potter, chi morirà alla fine della saga. Due anni fa le voci sulla morte di Silente circolavano ben prima dell’uscita del libro. Le precauzioni erano state prese: ma non sono bastate.