L’ultimo brindisi di Ernest Gallo, il re del vino

Undici giorni ancora e il 18 marzo Ernest Gallo avrebbe compiuto 98 anni. L’uomo che ha fatto conoscere Bacco agli americani si è invece spento ieri nella sua casa di Modesto in California, per cause naturali ha precisato l’azienda dopo che Julio, il suo alter ego nella Ernest & Julio Gallo Winery, morì in un incidente nel 1993 mentre si spostava in jeep all’interno della tenuta di famiglia. Il terzo fratello invece, Joseph, il minore, ha lasciato la terra il febbraio scorso, ma era un «estraneo», quello che più volte dichiarò guerra al re e al reuccio del vino senza mai vincere. Non solo non entrò mai in possesso di un terzo della cantina, ma nemmeno poteva usare il suo cognome per i formaggi che produceva.
E se nel mondo tutti celebrano Ernest e la sagra dei Gallo (che nel tempo hanno dichiarato guerra anche al Chianti del Gallo Nero così come al Riso Gallo e una signora che importava piastrelle umbre chiamandole Gallo verde, rosso o blu a seconda del colore del pennuto riprodotto), è perché hanno perfettamente incarnato il sogno americano. La leggenda dice che Ernest e Julio arrivarono in California senza una lira lasciandosi l’Italia alle spalle. In verità il viaggio della speranza lo avevano compiuto i loro genitori, l’astigiano Giuseppe Gallo e sua moglie Assunta, stregati nell’Ottocento dalla corsa all’oro e ritrovatisi a gestire una pensione in California. La vite sarebbe comparsa più avanti e avrebbe dato frutti fino alla depressione del ’29. Il vecchio Gallo si ritrovò ricco solo di debiti, 30mila dollari quando tutte le attività ne valevano un decimo. Tempo quattro anni e una mattina scoprirono il suo corpo e quello di Assunta sparati, un tipico caso di omicidio-suicidio.
Dei due fratelli, il mastino, il «cattivo», era Ernest, il 283° uomo più ricco d’America secondo la rivista Forbes grazie a un patrimonio di un miliardo e 300 milioni di dollari. Fu lui, che aveva il senso degli affari, a convincere Julio, più interessato alla produzione, l’enologo, a insistere con il vino. Era l’agosto del ’33, il proibizionismo era finito, i problemi dei due no: non avevano soldi e autentiche conoscenze economiche. I primi arrivarono grazie a 5900 dollari prestati loro (5mila dalla suocera del maggiore) e le seconde da un manuale trovato in una libreria pubblica, sfuggito chissà come al repulisti moralistico del proibizionismo, tipiche cartoline dell’american dream al pari dell’infanzia tosta.
Un impero che è il secondo al mondo dopo il sorpasso operato dalla Constellation, vende ogni anno 70 milioni di casse in 90 nazioni, con l’Italia rappresentata dall’etichetta Ecco Domani. La miseria che diventa oro grazie a una sfida: commercializzare un gallone di bianco o di rosso a metà prezzo rispetto alla concorrenza, 50 centesimi contro un dollaro per quasi 4 litri. E per quanto abbiano fatto e speso, questo peccato originale del vino cheap non se lo sono mai tolto.