L’ultimo Capodanno sul Colle: «Sono stato il garante di tutti»

Il saluto a reti unificate seguito da 13 milioni di telespettatori

Massimiliano Scafi

da Roma

Occhio umido, voce rotta. «Vi parlo come vi ho sempre parlato in questi sette anni, presentandomi così come sono, dicendovi le cose che ho nel cuore e nella mente. Vi parlo come un italiano che si rivolge agli altri italiani». Ultimo capodanno sul Colle, si brinda e ci si commuove un po’. Per Carlo Azeglio Ciampi è tempo di consuntivi ma anche di messaggi molto «politici» per il futuro. «Ho fatto il garante. Ho vissuto il mandato di presidente della Repubblica come un dovere - dice -, una missione, facendomi guidare da due parole chiave, imparzialità e senso della dignità, e da un’attenzione costante, l’invito al dialogo», sempre e comunque.
«Sarò breve». Infatti il discorso di Ciampi è brevissimo, 12 minuti, ascoltatissimo, 13 milioni di spettatori e 77 per cento di share, apprezzatissimo da tutti i partiti. «Un bell’intervento, mi ha favorevolmente colpito», commenta Silvio Berlusconi, mentre solo da Lega e Prc arriva qualche parziale distinguo. Un bilancio, ma non certo un testamento politico e forse nemmeno un vero commiato. Nello studio alla Palazzina, con la Costituzione sul tavolo e il tricolore alle spalle, il capo dello Stato spiega infatti come la traccia del suo settennato, «gli impegni assunti il 18 maggio 1999», siano ancora validi «in questo periodo tormentato della nostra Patria». Lo fa evitando qualsiasi riferimento esplicito alle vicende di attualità, ma parlando direttamente con la gente, facendo così fulcro sulla suo fortissimo ascendente. Ne viene fuori una specie di investitura popolare. Ciampi ha smentito più volte di puntare al bis: ma in questi casi, mai dire mai, potrà sempre servire ancora un garante «imparziale».
Dunque un discorso intimistico ma non per intimi, soprattutto se letto sullo sfondo della rovente stagione elettorale che ci aspetta. «Ho iniziato senza un preciso disegno, presentandomi così come sono. Mi sono proposto di esercitare imparzialmente il mio mandato e ho costantemente rivolto a tutti l’esortazione al dialogo, al confronto leale, aperto, reciprocamente rispettoso. Come presidente ho voluto esprimere il senso della dignità di cittadino di una liberta democrazia. Dignità che è consapevolezza del proprio stato e dei propri diritti». E, aggiunge scandendo bene le parole, «ancor di più dei propri doveri»: l’allusione al caso Fazio appare evidente.
Quanto a lui, «dopo tanti anni da servitore dello Stato», insiste nel riproporre «il filo conduttore» della sua presidenza». Dall’unità d’Italia ai valori condivisi, dal bene comune alle larghe intese per le riforme: anche in un quadro disteso e colloquiale, anche con un tono da nonno di tutti gli italiani, negli ultimi auguri di capodanno del settennato c’è tutto il Ciampi-pensiero. Ad esempio, «l’unità della Patria che non è retorica,è l’essenza stessa del nostro vivere civile, perché tutti dobbiamo sentire l’orgoglio di essere italiani, ed è una fortuna che questo sentimento sia vivo anche tra i nostri connazionali all’estero». Poi, i delicati rapporti con la Santa sede: «Ho difeso la laicità dello Stato, ma apprezzo la felice convivenza a Roma con il Vaticano, entrambi indipendenti e sovrani». Noi siamo «gli eredi di un ricco patrimonio di valori cristiani e umanistici» però fra Stato e Chiesa, nel reciproco interesse, «ci deve essere operosa collaborazione». L’Europa: «Non c’è un domani se non in un’Ue sempre più coesa». E la famiglia, «nucleo fondamentale della società, punto sicuro di riferimento per ciascuno di noi». Il tutto tenuto insieme, annodato da «quel nesso ideale che lega Risorgimento, Resistenza, Repubblica, Costituzione».
Sette anni dopo l’Italia ha ancora gravi problemi. Però, sostiene il presidente, ce la farà. «Nel mio viaggio tra le cento province e gli ottomila comuni del Paese ho tratto la consapevolezza di quanto sia diffusa una forte, spontanea reazione alle difficoltà dell’economia e ai problemi del mercato globale». C’è ottimismo perché «abbiamo ingegno, estro creativo, passione». C’è fiducia nelle capacità di singoli e di imprese. E c’è speranza che «l’impegnativo confronto politico e sociale» non trascenda e non superi la normale dialettica tra le parti.
Per il futuro Ciampi punta sui giovani, ai quali si rivolge direttamente dalla tv: «Siete il nostro domani, ispirate la mia fiducia nell’avvenire della nostra Italia». Però attenzione: «Dovrete saper preservare i valori della nostra civiltà, senza soggiacere alle mode. I princìpi di giustizia, di libertà, di progresso e di pace».