L’ultimo dribbling di Calisto re degli affari finito nella polvere

Un castello di carta finanziario alimentato, dopo l’entrata in borsa dal 2006, da operazioni di manipolazione del mercato. È quanto ci sarebbe dietro Uni Land, azienda bolognese sospesa dalla Borsa ieri mattinata, secondo la Guardia di Finanza di Bologna che da due anni sta indagando a seguito di alcuni esposti e segnalazioni. Nel mirino è finita anche la controllata House Building, per un totale di 109 milioni di azioni sequestrate. Agli arresti domiciliari è così finito Alberto Mezzini, deus ex machina della società, e secondo l’accusa, delle truffe operate fino dal 2003.
Stesso destino per Claudio Monserchio e Maurizio Zuffa, suoi collaboratori a vario titolo nella vicenda. In totale sono 22 gli indagati, tra cui agenti di cambio e periti che avrebbero favorito l’ascesa di Uni Land con operazioni di favore. Secondo la Procura infatti, il patrimonio sarebbe stato gonfiato grazie alle stime di «compiacenti periti» che avrebbero sovrastimato il valore degli asset immobiliari anche del 700%. Poi dal 2006 Mezzini avrebbe recuperato denaro simulando in maniera illecita un forte interesse del mercato verso le proprie azioni.
«Un genio criminale e autodidatta». Alberto Mezzini, secondo le indagini della Procura di Bologna e della Guardia di Finanza, ha costruito praticamente da solo il proprio impero finanziario, trasformando in pochi anni una manciata di società con scarsi capitali in un gruppo da 600 milioni di portafoglio, secondo le ultime stime di giugno 2010.
Borsa Italiana comunica che la sospensione dagli scambi delle azioni UniLand è prolungata per il resto della seduta in attesa di comunicato.