L’ultimo dribbling di Gianni Rivera, da Prodi a Casini

D’altra parte è un campione d’Europa. E un vicecampione del mondo. Per questo, lui, in fatto di dribbling se ne intende e anche oggi, a 65 anni suonati Gianni Rivera (nella foto) la magica arte della veronica se la ricorda e bene. E oggi, zac, eccola scodellata. Certo il fisico non è più quello agile degli anni Sessanta e Settanta, ma la classe non è acqua. Allora come oggi.
Allora nel calcio (quando di mestiere faceva la mezzala del Milan e della nazionale) e oggi in politica (dopo aver fatto il consigliere comunale a Roma, l’onorevole, il sottosegretario alla Difesa e il deputato europeo). Ecco appunto, Rivera anche domani vorrebbe restare deputato europeo e probabilmente ci riuscirà, ma prima di tutto ecco la finta a sinistra per spiazzare i «compagni» e poi, tac, scatto a destra. Lui, Gianni Rivera, nato e cresciuto calcisticamente nel Milan e politicamente nella Dc, fazione centrosinistra, ora con una veronica degna del suo passato si è spostato verso destra. Resta sempre all’opposizione, il Gianni, sia chiaro, ma stavolta, per le Europee lascia per strada Prodi, Veltroni, Pd e compagnia cantante e si accasa con l’Udc, vecchi sodali democristiani e ora da soli nella Costituente di centro.
Lui, Ulivo doc e quindi compagno di viaggio dei vetero comunisti, ora si smarca e si porta al centro. Nella maggioranza non c’è posto per lui, anche se alla guida del centrodestra batte un cuore rossonero come quello del premier. Eppure niente, anche fra i milanisti ci sono i dualismi. E non è un mistero che Rivera, artefice dello scudetto della stella rossonera, non sia il più amato dei milanisti di oggi. Però adesso il Gianni punta alle Europee: così si smarca dalla sinistra, converge al centro. E basta.