L’ultimo giallo del papà di Montalbano: vuole fondare il partito dei senza partito

RomaNon bastava il fratello di Montalbano, ora scende in campo anche il padre? Nicola Zingaretti, fratello dell’attore che impersona il famoso commissario, sta in politica da anni: era segretario dei Ds romani, prima dalemiano poi veltroniano e adesso zingarettiano di stretta osservanza, è presidente della provincia di Roma e talvolta il fratello più famoso si presta ad animargli le stantie feste dell’Unità sul Tevere. Ora ad animare le scene della politica interviene direttamente il padre del commissario Montalbano, anzi l’anima stessa, lo scrittore siciliano Andrea Camilleri. Passategli il calembour, ma vuol fondare il «Partito dei senza Partito». Per far lista con Antonio Di Pietro e correre insieme alle Europee di giugno.
Ci voleva un’alleanza tra commissario e questurino, o col magistrato di turno se preferite, insomma il tintinnar fragoroso delle manette, per ambire allo scranno parlamentare? D’accordo, Alessandro Manzoni era senatore del Regno, Eugenio Montale senatore a vita, dunque pure uno scrittore di successo come Camilleri ha diritto ad un riconoscimento politico: si spera solo che a Strasburgo non reciti quelle sue poesie incivili. Del resto gli italici banchi parlamentari han visto di tutto e di più: oltre ai politici di professione, cantanti e medici, folle di avvocati e pattuglie di magistrati, ricchi e poveri, nani e ballerine, monache e pornoattrici, premi Nobel e geometri. Solo i letterati scarseggiano. Forse in omaggio alla convenzione che vuole gli intellettuali border line, a far da coscienza critica. Oltre al poeta Edoardo Sanguineti, che il Pci fece eleggere a Montecitorio nel ’79, ricordate altri onorevoli scrittori? A Sanguineti han fatto fare una sola legislatura. Di Manzoni ce n’è uno solo, di Montale quasi, e Camilleri non può attendere il laticlavio vitalizio perché ha una certa età e fuma come un turco. Dunque buona corsa, commissario. E sappia dirci chi è l’assassino.
Il lancio del partito del commissario viene da una tavola rotonda organizzata da MicroMega tra Camilleri, Di Pietro e ovviamente Paolo Flores d’Arcais. Lo scrittore spiega che «bisogna stringere un’alleanza tra persone che non hanno le carte macchiate, e cioè che siano oneste, con la fedina penale pulita, che non abbiano mai fatto politica e si decidano a farla in questa situazione d’emergenza». Non vi basta? Ecco la soluzione finale di Camilleri: «Sono perfettamente convinto che il centrosinistra, così come è organizzato, non sia minimamente in grado di fare una seria opposizione. Oggi Di Pietro rappresenta l’unica vera opposizione». Se l’idea è chiara, assai arruffata appare l’attuazione: «Il problema, ove non si voglia frazionare ulteriormente l’opposizione, è quello di avere una lista che, pur rappresentando i senza partito, sia in qualche modo legata a un partito già esistente, il più vicino agli ideali, e non agli interessi, di coloro che compongono la lista dei senza partito».
Con Di Pietro ci azzecca, altroché se ci azzecca. Ma è evidente che il ruspante leader di Idv si fida e non si fida. Anche perché, francamente, dove stanno e chi sono questi «senza partito»? Se son quelli dell’astensione o della scheda bianca, altro che Montalbano! Nemmeno Renzo e Lucia riuscirebbero a catturarne il voto. Dunque, educatamente, a Camilleri che per l’Europarlamento vede già vincente una lista col doppio simbolo, - l’ennesima e scontata bicicletta per intenderci -, il prudente Di Pietro risponde dicendosi più che disponibile ad aprire la sua lista a «esponenti della società civile» - aridai con ’sta mitica «società civile» - con generosità e senza riserve, «fino al 70 anche 75 per cento» delle candidature. In un eccesso di generosità e apertura alla letteratura, Tonino è disposto anche a valutare la possibilità di modificare il simbolo di Idv, «a condizione di non cederne la titolarità a terzi». Sia chiaro insomma: Il padrone sono me. Che non è un libro di Camilleri ma di Panzini.
Quel che è incredibile in questa storia è che Veltroni addirittura se la prende, fa il geloso come se Kakà avesse scelto la squadra concorrente. «Ci mancava un partito nuovo», ha commentato di getto e stizzoso. Poi, dopo aver rinnovato la sua «stima» per lo scrittore, gli ha perfidamente mandato a dire: «Se vuole trovare qualcuno che non ha mai fatto politica, deve sapere che nel partito di Di Pietro c’è tantissima gente che fa politica da anni... e anche cambiando molti partiti».