L’ultimo giro dei pub

Lo storico luogo di ritrovo degli inglesi vive una crisi inarrestabile: ogni giorno chiudono quattro locali. Per salvare la tradizione scendono in campo i Vip, dal principe Carlo a Madonna

Londra - Per una nazione orgogliosamente innamorata delle proprie tradizioni l'inarrestabile chiusura dei pub non poteva essere accolta come un inevitabile segno dei tempi. Al ritmo di quattro al giorno, i tradizionali locali, soprattutto nelle zone rurali della Gran Bretagna, stanno rapidamente scomparendo. E per la prima volta dalla conquista normanna di quasi 1.000 anni fa, più della metà dei villaggi di campagna sono già letteralmente «a bocca asciutta». L'allarme è stato lanciato dalla British Beer and Pub Association, che ha invitato il governo a riconsiderare le nuove misure fiscali sulla vendita degli alcolici.

Secondo gli esperti, le cause del declino dei pub, al di là delle nuove abitudini dei più giovani, vanno sì ricercate nel divieto di fumo nei locali pubblici e nella concorrenza impari dei supermercati, ma soprattutto nell'aumento delle tasse sugli alcolici. Una combinazione micidiale che lo scorso anno ha causato la chiusura di 1.409 pub, sette volte di più di quanto accaduto nel 2006, con una riduzione di oltre 30 milioni di pinte di birra al giorno. Era dai tempi della Grande Depressione, negli anni '30, che non si registrava un consumo così basso tra i sudditi di Sua Maestà. «La chiusura dei pub rappresenta una minaccia per la vita sociale di intere comunità - le parole di Rob Hayward, direttore generale di BBPA -. Di questo passo sempre più villaggi resteranno senza un pub nei prossimi anni. Abbiamo bisogno del sostegno del governo e dell'opinione pubblica». A causa dell'ultima legge finanziaria, approvata lo scorso mese, il prezzo di una birra è aumentato di 5 centesimi, quello di una bottiglia di vino di 17 e quello di un superalcolico di 70. Un'ulteriore ostacolo, in un periodo di profonda crisi, che ha scatenato una rabbiosa reazione contro il ministro del Tesoro Alistair Darling, messo al bando da decine di pub. «Alistair, you're barred!», ovvero «Alistair qui non puoi entrare», è lo slogan della protesta contro le misure adottate dal governo. Anche il Principe Carlo nelle scorse settimane si è schierato in difesa dei pub di campagna. E in compagnia del ministro degli Affari Rurali, Hilary Benn, ha visitato un pub (Black Swan Hotel) nella contea di Cumbria (Inghilterra del nord), capace di reagire con successo alle nuove sfide. L'erede al trono concorda con l'idea - largamente diffusa tra i nostalgici - che la scomparsa dei «local pub» sia un preoccupante indicatore di un «mondo sempre più omogeneo e globalizzato». Perché se in campagna i pub chiudono i battenti, nelle grandi città riescono comunque a sopravvivere, il più delle volte acquistati, e trasformati, da grandi società, alcune delle quali proprietarie di 2.400 locali in tutto il paese. Locali asettici, che si assomigliano l'uno con l'altro, privi di una propria identità e clientela di riferimento.

Così, mentre alcune star (Madonna, Kate Moss) scendono in campo al fianco degli esercenti in difficoltà, ci sono comunità rurali che non si rassegnano, anzi si organizzato per salvare i propri pub. È il caso di Hesket Newmarket, un piccolo villaggio del Lake District (Inghilterra del nord), dove la chiusura dell'Old Crown è stata scongiurata dai suoi stessi clienti, riunitisi in cooperativa per acquistarlo. Un investimento decisamente proficuo: dopo sei mesi gli affari vanno a gonfie vele, il locale è stato ampliato e in una stalla in disuso nel retro ora c'è un mini-birrificio. Così che il profumo di malto e luppolo continui a sentirsi.