L’ultimo mistero di Spagna

Dubbi, sospetti, possibili negligenze: la scomparsa di Puerta getta un’altra ombra sullo sport iberico E il governo adesso vuole far luce sul dossier Fuentes

Ombre, sospetti e soprattutto silenzi. Quando muore un ragazzo, di soli 22 anni, che per il mondo dello sport dovrebbe essere assolutamente sano, forse è fin troppo facile e scontato avanzare dei dubbi e pensare a tutto ciò che c’è di peggio. Anche al doping.
La morte di Antonio Puerta, il terzino del Siviglia, ha colpito tutti, ma lo sport spagnolo si chiude a riccio, come fa da tempo, dando per naturale anche ciò che naturale o scontato non è detto che sia. Negligenza da parte dello staff medico o qualcosa di più? Eduardo Torrico, giornalista spagnolo di Onda Cero, l’altra sera, in una sua corrispondenza dalla Spagna per Antenna 3, aveva avanzato qualche dubbio. «Una cosa è certa: il cuore di Puerta non era sano, l’anomalia non era facile da individuare, ma di problemi ne aveva già avuti in precedenza – ci dice Torrico da noi raggiunto telefonicamente -. Poi se mi chiedi cosa si dice qui in Spagna posso solo dirti che i sospetti sono tanti. Sangue troppo denso, punto. Una cosa è certa: corrono, corrono tanto e, secondo la società, tutto è riconducibile a una grande preparazione atletica e a una rivoluzionaria dieta... E qui mi fermo».
E qui si fermano un po’ tutti, anche Antonio Serrano, il giudice istruttore che ha archiviato a marzo l’«Operacion Puerto», lo scandalo doping che ha messo a soqquadro il ciclismo mondiale, travolgendo di fatto Jan Ullrich e Ivan Basso. La Ard, tivù di Stato, nel programma «Blut und Spiele», ha denunciato il fatto che il giudice istruttore Antonio Serrano ha impedito agli investigatori della Guardia Civil di esaminare i computer e gli archivi di Eufemiano Fuentes, il medico delle Canarie, con il vizio di lavorare il sangue degli atleti (emotrasfusione), al centro di tutta l’inchiesta. Contro l’archiviazione di Serrano hanno fatto ricorso sia il ministero dello Sport che la Federciclismo.
Ora però tutto passa nelle mani del governo di Zapatero, che dovrebbe dare il via libera per permettere alla giustizia sportiva di utilizzare i documenti del dossier raccolto dalla Guardia Civil. «Abbiamo visionato il dossier completo e sappiamo che ci sono gli elementi per giudicare i nostri corridori – ha confermato Eugenio Bermudez, segretario generale della federciclismo spagnola -. Ma siamo paralizzati dal provvedimento del giudice».